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“Sommersione”

61Cfk1RaNgL._AC_UL320_ML3_di Gabriele Ottaviani

La ragazza di turno ti faceva sedere a letto e ti faceva leccare i suoi capezzoli. Si vedeva che non eri un cliente normale, con te godevano, pensavi. Poi lei cominciava a toccarti il cazzo, mentre la chiamavi brutta scimmia. Le nigeriane per te erano indecenti con quel culone largo avvolto in leggings fluorescenti e quelle labbra enormi, create appositamente per i pompini; con loro ti sentivi a tuo agio, libero di essere bestia tra le bestie in un camper di animali, proprio dietro al cantiere dove si rifaceva la carena ai pescherecci, dove si saldava e si dipingeva tutto il giorno. Quando avevi finito, allungavi venti o trenta euro alla ragazza, che prendeva i soldi rapidamente, perché pare sempre brutto scambiarsi i soldi, anche con una puttana. Passata l’eccitazione, ti prendeva ogni volta il senso di colpa provato da ogni uomo che paga per scopare. Iniziavi a essere scontroso, a infastidirti se le ragazze ti sorridevano, cominciavi perfino a pensare alle malattie. Del resto, le avevi avute tutte, dalle verruche genitali alla gonorrea. Tornavi dalla Cinzia con l’odore di quel camper addosso, guardavi l’ombra del crocefisso sopra la tua testa, e il corpo di tua moglie che da sotto il lenzuolo si muoveva lentamente al ritmo del suo respiro. Invece di sentirti vivo, venivi preso da una malinconia indefinita che non ammettevi neppure a te stesso. Per un attimo, ti facevi schifo. Poi ti addormentavi a bocca aperta e non ci pensavi più.

Sommersione, Sandro Frizziero, Fazi. La moglie è morta. La vicina è insopportabile, solo il suo cane la batte in quanto a fastidio. I vecchi preti, rinchiusi nell’ospizio, non sono che dementi. Maledice il giorno che ha messo al mondo la figlia, perché non le interessa alcunché, eccezion fatta per la casa da ereditare. È un vecchio pescatore, è malmostoso, odia tutti, in primo luogo sé medesimo, come un personaggio di Aristofane non fa altro che mettere sotto processo l’universo mondo, il suo microcosmo, in un’isola salmastra là dove la laguna veneta e l’Adriatico si fondono attraverso una pervia cesura, e hanno trovato riparo assassini, meretrici, apolidi, reietti, dimenticati, là dove brulica, sobbolle e ribolle il mosto inacidito dei sentimenti degli uomini, che anelano il trascendente ma frequentano l’abiezione: con una lingua magnifica Frizziero dà vita a un affresco magistrale, perturbante, intenso. Da leggere.

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Una risposta a "“Sommersione”"

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