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“L’eroe riluttante”

91Lzc3mkhDL._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

Gli alberi che lo fiancheggiavano erano perfetti, la pavimentazione recente, i marciapiedi e la segnaletica curati come se fossero bestiame di prima qualità. Era l’unica strada adeguatamente illuminata del paese, ma presto ci sarebbero state altre luci. Vicino alla città, ma lontano dalle finestre di Karabaev, stavano costruendo tre nuovi casinò. Il dieci per cento dei guadagni sarebbe finito nelle tasche del presidente come garanzia del favore istituzionale. E da qualche parte, in qualche modo, c’era chi avrebbe trovato il denaro per i tavoli: turisti kazaki e uzbeki, perlopiù, soprattutto quando la recessione si fosse affievolita e i loro pozzi petroliferi fossero tornati a pompare a pieno regime, ma anche ta’argi. Poi gli stranieri avrebbero riavviato i loro progetti immobiliari, nuove costruzioni in sobborghi appositamente creati, dove sarebbero potuti fuggire con il loro denaro dagli occhi indiscreti dei connazionali. Un paradiso fiscale. Il Ta’argistan sarebbe diventato la Svizzera dell’Asia centrale. Be’, qualcuno doveva essere lungimirante. Che altro si poteva fare in un paese che non aveva un cazzo di niente, tranne che rocce esposte a radiazioni? Prese il bicchiere di succo d’arancia che gli era appena stato portato su un vassoio di metallo e lo portò al naso. Si sentiva l’odore dei frutteti. Lo sorseggiò con cura, metodicamente, finché non finì, e tese la mano per averne ancora. Accanto al camino, Amir Beg respinse con un gesto l’offerta di un secondo bicchiere. «Quindi cosa stanno combinando, questi inglesi?», domandò il presidente. «Alcuni sono partiti per la diga per giocare con le pompe dell’acqua. Gli altri torneranno a casa». «Che i demoni li inseguano»…

L’eroe riluttante, Michael Dobbs, Fazi, traduzione di Giuseppe Marano. Il titolo di questa nuova avventura di Harry Jones è un ossimoro, ma in effetti la storia procede per giustapposizione di opposti, che tutti assieme vanno a formare un mosaico intrigante e avvincente: la vicenda si dipana attraverso un’eraclitiana unione dei contrari, l’uno indivisibile dall’altro, inesistente senza di esso, non c’è un aspetto che non mostri ambiguità, contraddizione, che non possa essere anche il contrario di quel che, di primo acchito, appare. Così anche chi è chiamato a risolvere l’emergenza in realtà, benché senza dubbio animato dal desiderio di raggiungere il risultato, vive un dissidio interiore, ha l’anima in subbuglio, e questo conflitto è molto ben rappresentato dalla prosa di Dobbs, con asciutta profondità, senza retorica: quando scopre che un suo vecchio amico rischia la vita, Jones non si tira indietro, non deve, non vuole, non può, per onore, per affetto, per riconoscenza, far finta di nulla, voltarsi con neghittosa noncuranza ed egoistica e insofferente indifferenza dall’altro lato, e, intrufolandosi in una delegazione di deputati britannici, parte per il Ta’argistan, un’ex repubblica sovietica confinante con la Russia, la Cina e l’Afghanistan, in apparenza una democrazia, nella realtà dei fatti un crogiuolo di giochi di potere senza esclusione di colpi che all’Occidente ricco, evoluto e teoricamente liberale fa assai comodo che avvengano. Ma… Mozzafiato.

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