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“La natura è innocente”

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Se l’amore intero è sparito dall’orizzonte, quella fame di infinito Ruggero la traduce in moralismo…

È iniziato tutto quando Valeria Golino gli ha chiesto di incontrarsi perché lo voleva, essendo decisamente ferrato sull’argomento, e avendo anzi contribuito a edificarne l’immaginario collettivo con la figura del culturista, alla medesima stregua, cambiando quel che dev’essere cambiato, di quanto fatto decenni prima da Genet con l’archetipo, poi ripreso finanche da Fassbinder e Gautier, del marinaio, come consulente di omosessualità, per fare in modo che il personaggio del protagonista del suo film, Euforia, fosse una rappresentazione corretta di quello che voleva che la regista incarnasse e non solo. E dopo un po’, conversando, del più e del meno, Valeria Golino, ancora sofferente per la fine del suo lungo amore con Riccardo Scamarcio, neghittosamente, con noncuranza, ma non con protervia o sicumera ostentata con finta disattenzione, bensì puramente con dolce, frizzante e immediata semplicità, fa scivolare nel discorso il fatto che quel ragazzo della difficile periferia catanese che era stato protagonista di una storia – uno scrittore cerca sempre storie, ma più spesso sono loro che trovano lui: gliene aveva parlato anche Franca Leosini, forbita sacerdotessa delle indagini criminali – di cronaca efferata, il delitto di quella mamma meravigliosa, siciliana dal cognome e dai colori normanni, amata, troppo amata, bella, troppo bella, forse si era preso una cotta per lei quando il caso aveva reso incidenti le rette sghembe delle loro esistenze, e le aveva lasciato il suo contatto, perché voleva che qualcuno raccontasse la sua storia. L’altra storia invece bussa direttamente alla porta dello scrittore, e per un certo periodo sembrava che però, stando a quanto si era pensato con la casa editrice, ne dovesse raccontare Chiara Gamberale, che tuttavia, traccheggiando perché con ogni probabilità in altre faccende affaccendata, come sovente accade a ognuno di noi, ha fatto sì che lo scrittore prendesse la decisione di impugnare le redini anche di questa vicenda, e di narrarla assieme all’altra, a capitoli alterni, a doppia voce, umana, certo, avrebbe detto Cocteau. Del resto non mancano i punti in comune: un senso di alterità, di straniamento, di differenza dal resto del mondo circostante, un’infanzia meno serena di quanto sarebbe auspicabile, il sostrato ambientale, fisico e spirituale, della periferia, che ha comunque le sue problematiche. È quella romana, nel caso di Ruggero, che lo scrittore aveva incontrato persino alla presentazione del dildo di lui, il calco del suo membro eretto, giocattolo erotico per appassionati per cui diviene celebre in quanto primo attore hard italiano del mondo gay di cui sia stato messo in commercio tale oggetto, che è considerato un vero e proprio riconoscimento, nei fatti, ma poi il trasferimento avviene ancora più lontano dal centro, su quel lungomare di Torvaianica che doveva essere il luogo di villeggiatura dei capitolini abbastanza abbienti da permettersi una seconda casa quando molti non arrivano ad avere nemmeno la prima e che invece è rimasto promessa inevasa e scheletrita dalla speculazione dei palazzinari. Ruggero cresce lì, e un giorno, ormai più che adulto, dopo che la vita l’ha portato dappertutto, in primo luogo, evidentemente, a San Francisco, telefona allo scrittore: la sua voce è delicata, timida, pudica, cerimoniosa, i modi gentili, un po’ imbarazzati, ma il fisico, si sa, si capisce persino attraverso la cornetta, che fa da tramite e da evidenziatore alla fantasia, è sempre quello guizzante, possente, virilissimo, il corpo maestoso da cowboy che ha acceso e accende ancora oggi a chi ne cerca video e foto in rete la passione, incendio dirompente, che fa ardere i lombi, in tutti coloro che infatti, quando il mondo intero ha scoperto incontrovertibilmente che nel frattempo si era laureato e addottorato a pieni voti in Ingegneria informatica e in Matematica, e che insegnava, persino, Analisi all’università, dove certo non pochi tra i suoi alunni lo conoscevano ma non vestito, se non poco, e per breve tempo, e con il nome celeberrimo – Carlo Masi – con cui ha costruito una trionfale carriera di pornodivo gay, che gli ha fatto incontrare anche l’amore del marito, sotto l’egida del noto studio COLT, sono rimasti sorpresi, di primo acchito proprio per la vera identità, con cui lo ri-conoscevano. Lo scrittore che tante volte fin qui abbiamo nominato senza dirne il nome è il Premio Strega del duemilatredici Walter Siti, il testo, edito da Rizzoli, è La natura è innocente – Due vite quasi vere: coraggioso, spregiudicato, profondissimo, splendido sin dal titolo, che rievoca Leopardi e non solo, e dalla copertina, un’eruzione rosa shocking in un paesaggio montano innevato, trascende ogni genere e ogni convenzione, seduce i sensi e indaga e solletica l’anima.

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