Libri

“Gli azzardi del corpo”

71y9se0tNEL._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

Un pomeriggio di pioggia fine e sole un taxi si fermò davanti all’istituto. Il clacson della macchina inaugurò una processione di signorine: uscivano a raccogliere le decine di sacchetti della spesa che aveva portato con sé una monaca giovane. Nel viavai Jessica parlava all’orecchio con una ragazza dai capelli lunghi e crespi, all’apparenza molto più grande di lei. Aurora non l’aveva mai vista. Era piuttosto alta, con l’aria da cavalla corpulenta, e aveva delle sopracciglia molto folte che aggiungevano al volto una certa serietà. Trasudava sufficienza, in contrasto con la leggerezza allegra delle altre. Quando chinò la testa per guardare verso l’appartamento di Aurora, gli occhi di entrambe si incrociarono. Aurora non poté intuire nulla da quello sguardo opaco che celava di proposito qualsiasi emozione. E allora fece uno sforzo per sostenere lo sguardo dell’altra, cercando di imitare la sua ferma indifferenza. Smisero di fissarsi quando Jessica tirò il braccio dell’amica, e le due signorine entrarono assieme in casa. Nei giorni seguenti, lo sguardo sconcertante dell’amica di Jessica limitò Aurora nell’ossessiva perlustrazione. Tornò a scrutare con fastidio il palazzo degli uomini e scoprì che a volte delle donne tenevano loro compagnia sui balconi. La scoperta le sembrò poco stimolante. Tenne per sé un’altra lettera che aveva scritto a Jessica. Si illudeva che un giorno avrebbe potuto leggerla di nascosto al riparo delle coperte. Le scriveva che si sarebbe assentata per qualche tempo perché, in occasione del Natale e del Capodanno, andava a trovare la zia ad Armenia, e si augurava di recuperare lì il sonno e l’assennatezza. Ma sarebbe tornata. Jessica sarebbe andata in vacanza dalla nonna? Dalla madre? Se non voleva più tornare nel centro poteva chiamarla o mandarle una e-mail, e lei sarebbe andata a prenderla, ovunque fosse. Concludeva la lettera comunicandole che non sapeva per quanti altri mesi sarebbe rimasta a Bogotá e che avrebbero dovuto approfittare della vicinanza prima che lei partisse. Dopo aver conservato la lettera chiusa per diversi giorni, indecisa se recapitarla o no, Aurora si recò alla posta perché Jessica la ricevesse ufficialmente e senza ambiguità.

Gli azzardi del corpo, María Ospina Pizano, Edicola, traduzione di Amaranta Sbardella. Il corpo ha una memoria, è un tempio sacro, è la nostra definizione, è lo spazio che occupiamo, il luogo che abitiamo, la nostra identità, ciò che ci rende unici, insostituibili, distinguibili, riconoscibili, identificabili, è il linguaggio che scegliamo di adottare, è la nostra espressività, tacita, muta, eloquentissima, è il nostro filtro, è ciò attraverso cui godiamo, soffriamo, tocchiamo, esistiamo: sono i corpi i protagonisti delle storie di María Ospina Pizano, la cui stentorea voce narrativa ne fa specchio e riverbero delle anime che vi albergano dentro, facendo germogliare, profumate come orchidee tropicali, grappoli di suggestioni. Splendido e magnetico sin dalla copertina, è un libro che sarebbe un vero e imperdonabile peccato lasciarsi sfuggire.

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