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“Aria di novità”

91PoaOBNc4L._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

Jon si voltò verso la vicina. «Lo facciamo restaurare», le disse. «Dopo suonerà benissimo». «Non se è lei a suonarlo, Herr Feldmann». Gli sarebbero mancati i modi spicci dei berlinesi dell’Est. L’idea di portare il piano da un restauratore era stata di Till Arent. Da lì sarebbe stato più facile trasferirlo senza destare sospetti. Magari nella cantina di Till. Jon sarebbe stato più tranquillo, sapendo che il piano di sua madre era nelle mani fidate del giornalista, che ormai era diventato un amico. Poi andò a Ostbahnhof e comprò due biglietti per Praga, andata e ritorno, 15 e 16 novembre. Un fine settimana. «Non è certo un buon periodo per viaggiare», gli disse il bigliettaio. «Andiamo a un concerto jazz. In Cecoslovacchia ci sono musicisti eccezionali». «I nostri non le bastano? Di là all’Ovest non ce l’hanno mica Manfred Krug». «Abbiamo voluto concederci una piccola vacanza, in questo novembre piovoso». La voce di Jon era incerta e tremante, non sembrava un attore abituato a calcare le scene. La paura gli si era insediata nelle corde vocali. Stefan invece appariva più rilassato, da quando aveva calcolato che il prossimo attacco gli sarebbe venuto il giorno prima della partenza, e non a Praga. Avevano prenotato all’hotel Ambassador in piazza San Venceslao. Era dove avrebbero alloggiato i musicisti. Katja gli aveva mandato un articolo di «Jazz Podium» con una foto di Alex Kortenbach, il compagno di suo zio, in modo che potesse riconoscerlo.

Aria di novità, Carmen Korn, Fazi, traduzione di Manuela Francescon. È tornata l’Elena Ferrante tedesca – così, almeno, è stata definita, con una certa efficacia e anche, in effetti, cambiando quel che dev’essere cambiato, a buona ragione, vista la lineare e limpida efficacia della prosa, scorrevole, leggibile e fruibile, la connotazione dei personaggi, degli ambienti e delle situazioni, sempre riuscita, il racconto delle dinamiche, per lo più tutte al femminile, che intessono trame di corrispondenze fitte e intense – con il terzo, ultimo, emozionante, commovente, struggente capitolo della sua saga. È il millenovecentosettanta, l’Europa e il mondo sono in fermento, il secolo è entrato da tempo nella sua seconda metà, e le inseparabili amiche di cui abbiamo imparato nel corso del tempo a conoscere i pregi e i difetti, i dubbi e le paure, le incertezze e le dimostrazioni di forza, coraggio, dignità, le speranze e i sentimenti sono ormai donne pienamente mature, ed è per certi versi giunto il momento di lasciare spazio a una nuova generazione. E di constatare che cambiano i tempi, le mode, le fogge degli abiti e delle acconciature, ma certe cose, invece, non mutano mai… Delizioso.

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