Libri

“La confessione”

A102Rkgv8hL._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

Dopo la morte dei miei nonni, era sembrato ridicolo a me e a mio padre festeggiare il Natale, mangiare il tacchino – un volatile enorme e asciuttissimo che ci saremmo dovuti trascinare, in due, fino a gennaio inoltrato – o addirittura preoccuparci dell’albero. Io ero sempre contenta quando era tutto finito e tornavamo alla vita normale. Negli ultimi cinque anni avevo passato il Natale a casa dei genitori di Joe e non mi era mai piaciuto veramente. Papà era stato invitato varie volte, ma aveva sempre declinato l’invito chiedendomi invece di andare in Francia. Non l’avevo mai fatto. Il Natale si avvicinava, ma il nostro appartamento non ne recava alcun segno. Joe passava molto tempo fuori, trovandosi con gli amici del tempo della scuola o dell’università, e io stavo parecchio da Connie, fermandomi spesso almeno fino alle dieci di sera. Tenevo il Natale fuori dalla porta, così fui colta di sorpresa quando andai da Connie una mattina di metà dicembre e vidi un abete, folto, verde e privo di addobbi, nel bovindo del salotto. “Lo hanno appena consegnato,” disse. “Lo addobberesti per me?”

La confessione, Jessie Burton, La nave di Teseo, traduzione di Elena Malanga. Semplicemente sensazionale sin dalla copertina, il romanzo di una delle voci narrative in assoluto più degne di considerazione, per numerosi e vari motivi, a livello internazionale, racconta in modo che avviluppa, avvince e convince, in maniera commovente, divertente, profonda, ruvida e sensuale, amalgamando ogni sapore, la vicenda, fondata sul concetto di ricerca, identità e agnizione, e che si dipana nel corso dei decenni ma si apre nell’anno del Signore millenovecentoottanta, nella Londra già abbondantemente thatcheriana, ormai ai nostri giorni, alla stessa stregua di quanto è stato in passato il proverbialmente ipocrita impero vittoriano, termine di paragone, modello di riferimento, cartina al tornasole, chiave di lettura e sfondo storico ideale per raccontare gli stravolgimenti della contemporaneità traslandola in una dimensione altra proposta come corrispondente per il parallelo stridore che contraddistingue l’attrito tra vizi privati e pubbliche virtù (del resto è espediente classico: per Manzoni Renzo e Lucia sono due villici seicenteschi…), di Elise, ventenne che fa la maschera a teatro e che in un giorno d’inverno incontra Constance Holden, Connie, scrittrice di successo, e dunque dall’ego ipertrofico. Le due si innamorano, ed è subito ossessione. Ma… Imprescindibile e impeccabile.

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