Libri

“Ai sopravvissuti spareremo ancora”

Lagomarsini_coverdi Gabriele Ottaviani

Quando riattacca annuncia, come se gli invitati non stessero aspettando altro, che Filippo purtroppo non ce la farà, si scusa, sarà per un’altra volta. Qualcuno tra i maschi, per fare lo stronzo, chiede: «Filippo chi?», anche se sa benissimo di chi sta parlando. A qualche ragazza l’assenza dispiace, lo si nota dal menefreghismo troppo esibito, dai commenti a mezza voce che animano certi capannelli. Probabilmente non si capacitano che Filippo abbia scelto una più piccola, più inesperta di loro. Forse si dicono parole grevi, come quelle che sento dalle mie compagne a scuola: questa qui glieli farà i pompini? Io dico di no. Si è tolta l’apparecchio l’altro ieri, in terza media. Nonna e il Tordo parlottano tra loro, bevono lunghi sorsi di un aperitivo con prosecco ed estratto di kiwi. Mamma fa avanti e indietro con vassoi, piatti e bottiglie. Io e il Salice intratteniamo gli ospiti. A dire il vero, io sto cercando, più che altro, di ottenere notizie su Sara: vorrei sapere se la voce è girata, se lei ha parlato con qualcuno del mio exploit, e in che termini. Ma nessuno mi dice niente. Nel giardino i gruppetti si fanno e si disfano, cambiano continuamente le configurazioni, gli accoppiamenti, le terne. Per qualche minuto vedo che Diego chiacchiera con il Tordo. Lo direi a disagio, così su due piedi, forse si sente in colpa per quello che ha fatto. I Pretoriani non c’entrano niente, mi dico, e i rumeni men che meno. Dev’essere stato lui, insieme a qualche amichetto ladruncolo. Si sono spartiti il bottino e ci hanno fatto il grande shopping. Lui si è comprato vestiti, ori, droghe assortite da rivendere. Ma forse si è sbilanciato troppo…

Ai sopravvissuti spareremo ancora, Claudio Lagomarsini, Fazi. Nel novero dei cinquantaquattro libri proposti per la vittoria dell’edizione prossima ventura del premio Strega, splendido sin dal titolo e dalla copertina, il testo di Lagomarsini indaga e immortala il crepuscolo di un mondo patriarcale, violento, ancestrale, feroce, sessista, in cui le relazioni tra familiari, intendendo il lemma nell’accezione più ampia possibile, sono sanguigne, perverse, malate, irresistibili, un universo di legami, costumi, usi e abusi protervo e soffocante, che riemerge dall’oblio nel momento in cui, tornando là da dove è fuggito per vendere una casa, dimora, scrigno e prigione, ritrova a distanza d’anni i quaderni vergati di proprio pugno dal fratello maggiore… Imperdibile, è segnalato con queste appropriate parole per concorrere al più prestigioso riconoscimento letterario italiano da Laura Minervini, docente di filologia e linguistica romanza all’università Federico II di Napoli: «Claudio Lagomarsini, autore di racconti, articoli di approfondimento e pubblicazioni accademiche, fa il suo esordio nel romanzo con questo libro sorprendente e intenso. La storia, ambientata nella provincia toscana dei primi anni Duemila, gira intorno a un nucleo di personaggi descritti vividamente – i fratelli Marcello e “Salice” (dell’io narrante conosciamo solo il soprannome), adolescenti fragili e inquieti, la madre e la nonna, così lontane dagli attesi stereotipi, il compagno ufficiale della prima e l’amante semi-clandestino della seconda, rozzi, maschilisti e prepotenti. I protagonisti, disposti in coppie in più o meno esplicito conflitto fra loro, si muovono nello spazio ristretto di un vicinato oppressivo e invadente, nell’arco di una lunga estate che segnerà in modo drammatico la vita di tutti. Maneggiando con abilità e una certa dose di ironia l’espediente del manoscritto ritrovato, il libro costruisce una narrazione a due voci, dove a Marcello, che racconta in presa diretta gli avvenimenti, fa da contrappunto il fratello minore, che leggendolo a quindici anni di distanza ne ridimensiona la testimonianza, offrendo un punto di vista parzialmente diverso su fatti e persone. Segnato da una scrittura asciutta, limpida e scorrevole, Ai sopravvissuti spareremo ancora si colloca all’incrocio fra il romanzo di formazione e il noir familiare e propone un’emozionante esplorazione del tema della solitudine e del senso di inadeguatezza sullo sfondo un’Italia minore, arcaica e feroce. Un esordio felicissimo per l’autore, dunque, e un’esperienza forte e appassionante per i suoi lettori.»

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