Libri

“Senza parole”

senza paroledi Gabriele Ottaviani

Esprimono il senso di esecrare termini altrettanto ricercati come abominare e aborrire, oppure varie parole o locuzioni di uso meno elevato o più comune: condannare e detestare; sdegnare, disdegnare, avere a sdegno e disprezzare; odiare e maledire, avere in orrore e avere in odio. Forme verbali non sempre però intercambiabili. Non si adattano tutte agli stessi contesti, e non sono identiche neppure per capacità di adattamento: alcune si avvicinano di più al significato di esecrare, altre un po’ meno. Fra le prime c’è abominare, contenente in sé un altro vocabolo religioso: abominare risale infatti al latino arcaico omonimo, un composto di ab- e omen (‘presagio’, ‘pronostico’) che significò, alla lettera, respingere qualcosa in quanto annunciatore di sciagure, segnale premonitore di malaugurio. Meno vicini a esecrare sono sdegnare, disdegnare, avere a sdegno e disprezzare, perché nello sdegno (o nel disdegno) o nel disprezzo è assente il profondo turbamento provato verso cose o persone di cui si ha orrore, per la loro natura intimamente malvagia o perversa, e quasi un religioso timore: disprezziamo qualcuno non perché sia di per sé moralmente orribile, ma perché lo riteniamo indegno della nostra stima o della nostra considerazione.

Senza parole – Piccolo dizionario per salvare la nostra lingua, Massimo Arcangeli, Il Saggiatore. Adepto, afflizione, apodittico, astio, azzimato, becero, biasimare, catarsi, comminare, esiziale, facondo… La lingua italiana è una cornucopia ricchissima di preziose primizie, ma spesso ce ne avvaliamo poco e male, tanta abbondanza si sta perdendo (degli otto tempi dell’indicativo sì e no ormai forse se ne usano con una certa frequenza quattro, tanto per fare un esempio), e come in ogni contesto anche in questo caso meno diversità c’è meno bellezza riusciamo a conoscere: Massimo Arcangeli, studioso di caratura internazionale dalla spiccata indole divulgativa, se è vero com’è vero che sono apprezzabili soprattutto coloro che scelgono bene, come recita una celebre affermazione, le parole da non dire, ci insegna moltissimo in questo agile e significativo testo, una guida irrinunciabile in tempi come quelli che stiamo vivendo, sempre più brutti e abbrutiti, abietti e sciatti – e il lessico usato correntemente riflette questo stato di cose – invitandoci a scoprire e riscoprire meraviglie a disposizione per poter meglio esprimerci, comunicare e dunque vivere, di cui forse ignoravamo persino l’esistenza. Da leggere e far leggere.

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