Libri

“Acqua nera”

Acqua-Nera_prossimamente-350x495di Gabriele Ottaviani

Se ne era andato ma sarebbe tornato per salvarla. Se ne era andato raggiungendo a nuoto la riva per cercare aiuto… oppure giaceva tra le erbacce della sponda vomitando acqua in conati disperati cercando di ritrovare il fiato e di raccogliere le forze e il virile coraggio necessari per rituffarsi nell’acqua nera sino all’auto sommersa impotente come uno scarafaggio ribaltato e in precario equilibrio su un fianco nel fango viscido del fondo dove la sua passeggera intrappolata e terrorizzata aspettava di essere tratta in salvo, aspettava che lui tornasse ad aprire la portiera per tirarla fuori e salvarla: era così che sarebbero andate le cose? Sono qui. Sono qui. Qui.

Acqua nera, Joyce Carol Oates, Il Saggiatore. Traduzione di Maria Teresa Marenco. Nell’anno del Signore millenovecentosessantanove, per la precisione il diciotto di luglio, tredici mesi dopo l’assassinio del fratello Bob e sessantotto dopo quello del fratello John, è il momento per Ted, anche lui in politica con i democratici, di avere i riflettori puntati addosso per qualcosa di tragico (che gli ha di fatto stroncato la carriera, un po’ come, cambiando quel che dev’essere cambiato, accadde a Piccioni nella nostra DC degli anni Cinquanta quando si ventilò un coinvolgimento di suo figlio nel caso Montesi, orge, droga e delitti sul litorale frequentato dal generone capitolino). Si tratta del cosiddetto incidente di Chappaquiddick: dopo una festa sull’omonima isola del Massachussetts, presso Martha’s Vineyard, mentre sua moglie incinta è confinata a letto dopo due aborti spontanei (anche questa gravidanza non andrà a buon fine, e lei darà la colpa dell’accadimento proprio a questo episodio) e lui è alla guida della sua Oldsmobile Delta 88 con accanto la sua giovane collaboratrice, Mary Jo Kopechne, Ted, percorrendo Dike Bridge, un ponte a carreggiata unica, esce di strada. La macchina cade in mare. Cola a picco. Mary Jo muore annegata. Ted si salva e denuncia l’accaduto solo dopo molte ore. Viene accusato di omissione di soccorso e condannato a due mesi di carcere, poi sospesi. Pare che Mary Jo, quando fu ripescata, avesse del sangue sulla gonna, sulla bocca e nel naso. Prendendo le mosse da questo avvenimento la più brava di tutti dipinge un affresco memorabile e deflagrante. L’acqua nera è l’anima quando mente. Una riedizione imprescindibile per uno dei più maestosi capolavori di Joyce Carol Oates, colei che è scandaloso che non abbia ancora un Nobel, colei che con la parola può tutto, colei che è capace di tensioni narrative estreme con una semplicità lapidaria ed è nel gotha assoluto della letteratura planetaria, al vertice assieme a Joan Didion (Prendila così, Diglielo da parte mia, Democracy, Miami, L’anno del pensiero magico, Blue nights, Run river), Annie Proulx (Cartoline, Avviso ai naviganti, I crimini della fisarmonica, Gente del Wyoming, Quel vecchio asso nella manica), Anne Tyler (Se mai verrà il mattino, L’albero delle lattine, Una vita allo sbando, Ragazza in un giardino, L’amore paziente, Una donna diversa, Il tuo posto è vuoto, La moglie dell’attore, Ristorante nostalgia, Turista per caso, lezioni di respiro, Quasi un santo, Per puro caso, Le storie degli altri, Quando eravamo grandi, Un matrimonio da dilettanti, La figlia perfetta, Una spola di filo blu), Elizabeth Strout (Resta con me, Olive Kitteridge, I ragazzi Burgess, Mi chiamo Lucy Barton, Tutto è possibile), Penelope Lively (Una spirale di cenere, Un posto perfetto), Marilynne Robinson (Le cure domestiche, Gilead, Casa, Lila), Jane Urquhart (Niagara, Cieli tempestosi, Altrove, Klara, Sanctuary Line, Le fasi notturne), Catherine Dunne (La metà di niente, L’amore o quasi, Se stasera siamo qui, Donne alla finestra) ed Edna O’Brien (Ragazze di campagna, Un cuore fanatico, Lanterna magica, Le stanze dei figli, Uno splendido isolamento, Lungo il fiume, oggetto d’amore, Tante piccole sedie rosse). Sensazionale, un capolavoro e un caposaldo della letteratura.

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