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“La prossima volta il fuoco”

La prossima volta il fuoco - copertinadi Gabriele Ottaviani

Quando, come da noi, un popolo comincia a diffidare delle proprie reazioni, quando, come è successo a noi, perde la gioia, è certo che qualcosa di brutto e di sinistro lo attende. È proprio questa incertezza dei bianchi e delle bianche americane, questa incapacità di rinnovarsi alla fonte della loro stessa vita, che rende la discussione, per non dire la spiegazione, di qualsiasi mistero (vale a dire, della realtà) così estremamente difficile. A chi diffida di sé viene meno un termine di confronto con la realtà, perché questo possiamo esserlo solo noi stessi; tra sé e la realtà costui non fa altro che interporre un labirinto di atteggiamenti mentali. I quali, poi, anche se il soggetto ne è di solito inconsapevole (ed è inconsapevole di tante cose!), sono atteggiamenti storici e collettivi. Non hanno a che vedere con il presente, non più che con il singolo individuo. Per questo, dunque, l’ignoranza dei bianchi per le cose dei neri rivela esattamente e inesorabilmente, l’ignoranza per le proprie cose.

La prossima volta il fuoco – Due lettere, James Baldwin, Fandango, traduzione di Attilio Veraldi rivista e aggiornata da Valentina Niccolì. James Baldwin è morto, sessantatreenne, da trentatré anni, ma è più vivo che mai. E soprattutto ne abbiamo più bisogno che mai, in questo mondo che ha letteralmente perso la bussola, e che insegue solo la crudeltà: leggere le sue parole fa lo stesso effetto dell’acqua per chi ha sete, una necessità inderogabile. Ha scritto di quest’opera, violenta denuncia contro il razzismo nella società a stelle e strisce, il celeberrimo critico del New York Times e non solo Frederick Wilcox Dupee, scomparso a settantacinque anni ancora da compiere nel millenovecentosettantanove, che non può dirsi che il punto di vista di Baldwin sia quello generico di un negro qualunque, ma piuttosto di un negro altamente qualificato a parlare e a esprimersi, per di più, con eleganza di forma e in una prosa contraddistinta da chiarezza e concisione. Nei suoi crudeli paradossi sulla vita dei negri, sui loro rapporti con gli ebrei e sui fallimenti dei cristiani, Baldwin non ha eguali. Perché ci riporta ad una realtà ‘fastidiosa’, una realtà che noi bianchi ogni giorno cerchiamo di dimenticare. Da leggere, rileggere, far leggere.

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