Libri

“Teorie della comprensione profonda delle cose”

61MA-1mndHL._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

Il Pelato cominciava a singhiozzare, bagnando gli occhiali e le pagine patinate della rivista. Ma già adesso, la crepa operava in lui, Toni ne era convinto: erano i dubbi che, giorno dopo giorno, si accumulavano in lui; il constatare come il dottorato si fosse rivelato solo un modo per farsi sfruttare meglio dal potere, quello che non molla mai le redini, ti lusinga, ti accarezza per intrappolarti ma resta sempre al timone e ti spreme fino alle ultime energie, succhiandoti la vitalità, facendoti avvizzire. I successi delle poesie di Antonio Dattero, la pubblicazione della sua prima antologia, la nuova, ferma intenzione di diventare uno Scrittore di Successo, dovevano per forza averlo colpito. Dovevano aver scalfito la corazza di convinzioni, il castello di carte accademiche che il Pelato si era costruito dopo aver dimenticato i bei tempi e rinnegato il passato senza alcun rimorso. I racconti di Toni Date, pubblicati su bohèmeravigliosa, con l’ausilio degli adesivi che avrebbero aumentato a dismisura le visualizzazioni (e, di conseguenza, la vendita di Pelatide), stavano per fare il resto. Il romanzo, una volta scritto e uscito in tutte le librerie, sarebbe stato il colpo di grazia.

Teorie della comprensione profonda delle cose, Alfredo Palomba, Wojtek. Nominato al premio Strega di quest’anno da Antonella Cilento con la seguente, appropriatissima, motivazione: Il romanzo, multiplo e sperimentale, ritrae un gruppo di protagonisti irregolari, dall’autore di un blog anonimo a un tossicodipendente che crede d’essere cavaliere errante, sullo sfondo di una immaginaria città, Paesone. Voce di enciclopedia, poesia, tema in classe, imitazione donchisciottesca e rinascimentale, note a margine sulla trap: tutto confluisce nella magmatica narrazione di Palomba che aspira a un formato di romanzo aperto e ricco di codici, che ritrae l’estrema solitudine di una Mancha italiota due punto zero. Il romanzo si segnala per coraggio e qualità, certo ancora in via di maturazione e precisazione trattandosi di un esordio. Uno è un genio, anche se è solo un ragazzino, uno ha trentacinque anni e molti più disturbi, soprattutto nella sua psiche, fragile come il cuore dell’adagio di Bufalino, foglio sottilissimo di carta velina che sanguina per nulla come la pelle dei vecchi, un altro è un tossico che si crede un cavaliere errante, un altro ancora gestisce un blog anonimo: e non sono solo loro i protagonisti di quest’opera in cui viene declinato con prestigiosa sapienza e sottile cura il male di vivere nel mondo d’oggi, alienato finanche nei confronti di sé medesimo, prendendo le mosse da un onirico Paesone di nome e di fatto, in mezzo al nulla, su cui aleggia il ricordo della mole d’un’antica torre… Da leggere.

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