Libri

“Cadrò, sognando di volare”

71tVkmLv0zL._AC_UL320_ML3_di Gabriele Ottaviani

Non potevamo perdere tempo…

Cadrò, sognando di volare, Fabio Genovesi, Mondadori. La mai abbastanza celebrata legge Martino – non a caso esponente di un’area liberale –, ossia la numero duecentoventisei del duemilaquattro, promulgata nel corso del secondo governo Berlusconi e poi confluita nelle norme dell’esecutivo successivo guidato da Prodi in materia di difesa e di organizzazione militare, ha abolito un retaggio patriarcale antiquato e ingiusto già ai tempi del risorgimento, che, specialmente fatto com’era fatto, col solito atteggiamento all’italiana per cui ciò che è pubblico non è curato da tutti perché proprietà comune bensì trascurato da ognuno perché ritenuto di nessuno, costituiva soltanto, benché potesse essere la possibilità per molti che non erano mai usciti dal paesello d’origine e non avevano mai fatto una visita andrologica di conoscere qualcosa in più del mondo e di sé, un anno di vita buttato: la leva obbligatoria. Nel millenovecentonovantotto però il nostro protagonista ha ancora questa spada di Damocle che gli penzola sul cranio, e quando arriva l’odiosa cartolina, dopo gli abituali rinvii per motivi di università, opta dunque per il servizio civile: motivo per il quale Fabio finisce, studente di giurisprudenza suo malgrado o quasi, finisce in un ospizio per preti in mezzo ai monti diretto da un ex missionario ottantenne che ce l’ha col mondo intero, che infatti tiene fuori dalla sua cella, tranne che con Gina, una ragazza che si crede una gallina, per giunta non essendolo, a differenza di tante e tanti che invece lo sono e se ne fanno persino vanto (sia detto con tutto il rispetto possibile per la fauna avicola, naturalmente, che a essere paragonata a certi bipedi ci rimette, e pure parecchio). Il rude malmostoso ha però qualcosa in comune con Fabio: la passione per il ciclismo, e quelli sono gli anni del Pirata, dell’epopea tragica di Pantani, che serve a loro per conoscersi e a uno scrittore raffinato, brillante, capace e bravissimo come Fabio Genovesi di raccontare con agilità mirabile le dinamiche dell’anima. Trascinante.

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