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“Eichmann – Dove inizia la notte”

81RrQnbGK4L._AC_UL320_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

EICHMANN Hitler era stato un caporale dell’esercito. Non un generale, non un colonnello: solo un bastardissimo caporale. Ma da lì in su era arrivato a contare qualcosa: la gente sapeva il suo nome, riempiva le piazze. Quanta gente conoscevo, io, che da caporale sarebbe rimasta caporale a vita, ranghi bassi, sempre giù? Magari come mio padre, a ripetere solo “sono il peggiore”. Questo mi bastava. Chiunque fosse, ci era riuscito. Qualunque cosa dicesse, me la sarei fatta piacere. Mein Kampf? Neanche l’avevo letto. Dicevo di sì, ma non l’avevo letto. Un giorno Ernst mi chiese “qual è la tua frase preferita? Io ne ho segnate 47…” Credo di non aver mai sudato tanto. Ma ero bravo a vendere, gliel’ho detto. Lo fissai in silenzio, dissi “solo 47? Voglio ben sperare che almeno tu le sappia tutte a memoria, comincia a ripetermele…”.

HANNAH E si salvò così.

EICHMANN Mi salvai così. Anzi di più: si sparse la voce che sapevo il libro a memoria. Mi guardavano con rispetto.

HANNAH Non era più il peggiore.

EICHMANN Ero un’autorità. Non sarò stato in alto, ma avevo il mio potere. Piccolo, certo, ma ce l’avevo.

HANNAH Già. Aveva il suo potere. Sa cosa mi sono chiesta, tante volte? Cos’è davvero, in fondo, il potere. Importanza? Rispetto? Non sentirsi “il peggiore” come suo padre? No, non credo, Herr Eichmann. Il potere è entrare nelle vite altrui. Interferire. Cambiarle. Prenda me: io non sono una donna potente, non ho un titolo davanti al cognome. E dunque? Dunque molte cose mi sono proibite. Non posso sapere informazioni su chi vive nella mia strada, non posso guardare nelle loro case, non posso prendere la loro posta. Non posso decidere che vivano o che muoiano. Se lo faccio, è un reato. Perché non ho il potere per farlo. Al tempo stesso, però, sono un’insegnante. E nelle mie aule posso prendere il quaderno di chiunque, senza permesso, posso leggerci dentro, addirittura cancellare cose o strappare una pagina. Posso decidere se sei promosso o perdi un anno. Posso. Ci fu un certo Globke, era un funzionario, si occupava dell’est. Un uomo potente. Non solo sotto Hitler: ha continuato anche dopo la guerra, lavorava per gli americani. Globke mise una norma: se un soldato tedesco si sposava con una ragazza cecoslovacca, era necessario che lui, da funzionario, firmasse il permesso. E alla richiesta si doveva allegare una foto della sposa, in costume da bagno. Non c’era nessun motivo. Era puro esercizio di potere…

Eichmann – Dove inizia la notte, Stefano Massini, Fandango. Drammaturgo di chiarissima fama, saggista, romanziere, volto conosciuto anche dai telespettatori per le narrazioni che espone nel corso del programma di Corrado Formigli Piazza pulita, su La7, Massini, prendendo spunto dai verbali degli interrogatori condotti a Gerusalemme contro il gerarca nazista ossessionato dal potere e dal riscatto che ebbe la criminale idea della Shoah, ossia Adolf Eichmann, tesse un dialogo feroce, destabilizzante, potentissimo, deflagrante, necessario, che mostra in tutta la sua aberrante atrocità la banalità del male, che va ricordato sempre e per sempre, perché altrimenti può ripetersi ancor più crudelmente, e Hannah Arendt, politologa, storica, filosofa, naturalizzata statunitense dopo che nel millenovecentotrentasette la cittadinanza tedesca le fu ritirata in quanto ebrea. Travolgente e monumentale, splendido sin dalla copertina, che ritrae il memoriale, luogo che lascia letteralmente senza fiato chiunque lo visiti, per gli ebrei assassinati d’Europa (ma anche per sinti, gay e rom), campo composto da duemilasettecentoundici stele di calcestruzzo color grigio scuro edificato in pieno centro a Berlino nell’area di quasi due ettari un tempo occupata dalle proprietà di Goebbels.

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