Libri

“L’infermiera di Hitler”

81kIJa-AKJL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

In seguito rimasi sempre seduta accanto a Eva, osservandole il viso mentre si agitava tra il sonno e la veglia, tastandole istintivamente l’addome quando faceva una smorfia. Il ventre era caldo al tatto e, a volte, duro e rigido, poi, dopo una sessantina di secondi, si rilassava fino a diventare un morbido involucro sotto alla mia mano. Non ci fu modo di evitarlo, mi sovvenne l’immagine di un uovo di drago, un’illustrazione del mio libro di favole, la storia preferita che mia madre mi leggeva prima di andare a letto. E dire che in tutti gli anni in cui avevo fatto la levatrice non ci avevo mai pensato, non avevo mai associato una nascita o un bambino a quell’immagine impetuosa. Fino a quel momento.

L’infermiera di Hitler, Mandy Robotham, Newton Compton, traduzione di Giada Fattoretto. Ostetrica che ha completato un master in scrittura creativa nientedimeno che alla Oxford Brookes University, Mandy Robotham, con bello stile, che le ha garantito il meritato plauso del pubblico e della critica, racconta la storia di Anke, che nel millenovecentoquarantaquattro era prigioniera di un campo di concentramento ma d’improvviso viene liberata e condotta in una sorta di covo nel bel mezzo delle Alpi della Baviera dove altre persone si trovano nella sua medesima situazione, ovvero sono costrette sotto il ricatto di ritorsioni terribili nei confronti propri e dei propri cari a occuparsi di qualcuno che sta assai a cuore a colui che più di ogni altro è il responsabile di tutti i loro tormenti: Adolf Hitler… Da non perdere.

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