Libri

“Contagiati”

copertina contagiatidi Gabriele Ottaviani

La terrazza che gira intorno alla torre è ormai prossima. Strattono la tua camicia di lino, mi afferro all’unico appiglio familiare. Non voglio uscire allo scoperto. Non sono pronto ad affrontare il rumore degli alberi piegati sul borgo. Invece mi trascini oltre l’ultimo gradino per rivedere la luce. Mi colpiscono la cecità e lo sbandamento per l’aria troppo violenta. Il vento mi caccia fuori dalla bocca la disperazione. «Riccardo, ti prego, guardami. Ti scongiuro, fermami. Stringimi quella mano, trattienimi. Da solo non ce la faccio, non riesco a controllare il panico. Parlami, dimmi qualcosa. Accade tutto così, senza preavviso?». Le orecchie hanno deciso di abbandonare i suoni terreni. Le gambe hanno deciso di avere sofferto abbastanza. Il cuore ha deciso di essere stanco di correre a vuoto. «È panico questo? Adesso puoi dirmelo, adesso puoi dirmi la verità. Rispondimi, Riccardo, poi non ti tormenterò più. È il panico di una mente sfinita, che non aspetta altro che il gesto estremo per riposare?». Nell’assenza della tua mano non sento più singhiozzare il vento. Mi guida una sordità nuova. C’è il silenzio assoluto e ci sono le sferzate delle correnti insidiose. La mia anima si trascina svuotata verso l’orlo del bastione. Apro la bocca per gonfiarla, come una mongolfiera che si erge in cielo prima di spiccare il volo. Sono carico abbastanza per provarci. È il giorno giusto, pieno di vento, per volare. Ti fermi alle mie spalle, ancora ubriaco di altitudine. Non fai un gesto per trattenermi, rimani lì a osservare la scena. Salgo sul bastione guidato dal panico. Decido di imitare la mongolfiera e di scaraventarmi in mezzo alla terra verde di frescura, laggiù in basso, ai piedi della torre per esserne inghiottito insieme alle radici. Riccardo, sei ancora in tempo per dirmi la verità.

Contagiati, Andrea Mauri, Ensemble. La malattia è un simbolo, un’allegoria, una chiave d’interpretazione del mondo circostante, un punto di riferimento, una pietra di paragone, una necessaria presa di coscienza che costringe a rimettere nel giusto ordine le priorità, un dato di fatto, un fatto fisico e insieme mentale, un morbo che coinvolge, stravolge, muta, devasta, corrode, corrompe il corpo, ma forse prima ancora l’anima, la percezione di sé, l’istinto alla sopravvivenza e all’autodeterminazione, l’identità, le relazioni interpersonali, è un tema dalle mille sfaccettature, superficie come lacustre, a tratti limpida, talvolta torbida, spesso latrice di gorghi, su cui scintillano mille riverberi: Andrea Mauri indaga la malattia, l’ossessione che essa determina, la quarantena, la segregazione, l’esclusione, il respingimento dell’infetto, del contagiato che può contagiare, del diverso (e quanto è attuale questa condizione nel nostro mondo che accoglie solo a parole e di rado coi fatti) in un’opera dalla cui lettura non ci si riesce a staccare, e dalla quale chi vi si accosta inevitabilmente riemerge più consapevole. Da non perdere.

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