Libri

“Creature luminose”

71kuwWVmTkL._AC_UL320_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Presto sarebbero stati dieci mesi che lo faceva cinque volte al giorno e ogni tanto, su richiesta, anche di notte, eppure non gli pesava. Al contrario: provava sempre lo stesso piacere. Era la storia d’amore più lunga che avesse mai avuto. Si preparò due uova al tegamino e le mangiò accompagnandole con il pane casalingo che la signora Huber gli comprava dal fornaio del paese e che era in parte responsabile del suo sovrappeso. Lo divorava come se fosse pandispagna. E fra un boccone e l’altro, offriva a Barisha pezzettini di mela e di carota. Terminata la colazione si affacciarono insieme sulla soglia di casa. Non era la prima volta che Barisha vedeva la neve, ma continuava a esserne turbata. La calpestava con prudenza, le zampe rigide, ogni due passi si fermava e sollevava ora un piede, ora l’altro, nel tentativo di scaldarlo. Reber stette a osservarla per un po’, alla fine si impietosì e la prese in braccio. Mentre rincasavano, notò sulla panchina sotto la finestra qualcosa di simile a impronte ricoperte di neve fresca, leggeri avvallamenti appena visibili nella coltre bianca. A una seconda occhiata vide anche le impronte che dalla panchina andavano verso il sentiero e si perdevano nelle sue. Niente più che una traccia appena accennata. Forse una volpe alla ricerca di un posticino caldo.

La copertina più dolce e malinconica di sempre – splendida! – è la porta attraverso il cui schiudersi il lettore è introdotto al mirabile universo di emozioni descritto in questo romanzo intenso, potente, raffinato, elegante, allegorico e profondissimo da Martin Suter, tradotto da Marina Pugliano in italiano per Sellerio: Creature luminose è la storia struggente e magnifica di Schoch, una persona che nella parte precedente della propria esistenza aveva di fatto davvero tutto e ora invece non possiede nemmeno un tetto sulla testa, e trova riparo, a Zurigo, in una grotta sabbiosa in cui una notte intravede qualcosa che gli pare un animale di peluche, un minuscolo elefante fluorescente. Crede sia un’allucinazione, magari dovuta a qualche birra da poco di troppo: invece è un esperimento di ingegneria genetica. E… Un vero gioiello.

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