Libri

“Catalogo della casa di Gianni”

catturadi Vincenzo Pacifici

GIUSEPPE TRIPODI, Catalogo della casa di Gianni e altri racconti calabri, Roma, Il seme bianco, pp. 131. €13,90. Secondo un recente, centrato editoriale di Sabino Cassese, i “partiti politici sono nati con un piede nella società e l’altro nello Stato. Hanno conservato il secondo e perduto il primo con una grave crisi di legittimità”. Il qualificato ed autorevole studioso, già accademico e giudice emerito della Corte Costituzionale, individua a ragione un altro segno della crisi “nella sostituzione delle vecchie macchine con un “uomo solo al  comando””. Un ulteriore segno della decadenza della forma partito fondatamente è colto “nella sostituzione dei programmi con gli schieramenti”. Una volta – aggiunge il costituzionalista di Atripalda  – i programmi dei partiti erano libri dei sogni, contenevano molte promesse non mantenute, ma indicavano un percorso, spesso aspirazioni, comunque il disegno di una società futura”. Le prime osservazioni delineano cause e ragioni della crisi attuale dei partiti, in realtà crisi ed avvilimento della politica, la terza trova nel lavoro di Tripodi la realizzazione tangibile. Infatti sia nella prima quanto soprattutto nella seconda parte del volume le tensioni, le aspirazioni, le mosse hanno come fine ultimo ed incontestabile, la difesa dell’ideale e la contestazione dura più che la confutazione dialettica delle idee altrui, nella massima parte dei casi respinte senza speranza. Questa, curata da Pino Tripodi, rappresenta una raccolta di racconti, ripartita in due parti. La prima, narrata in I persona, e la seconda, fondata su un lungo racconto “forte, efficace ed aderente alla realtà calabrese”, anche vivace e partecipato dall’autore, episodi della vita di una serie nutritissima di personaggi, partecipi o protagonisti di momenti, condizionati o provocati da un impegno e pubblico e politico, serio e convinto, ora, come ha segnalato Sabino Cassese, irriso e confinato nella memoria arida e nella nostalgia patetica. È una sorte, che accomuna le due fazioni, allora “l’una contro l’altra armate”, oggi ai margini del quadro politico, vuoto, amaro quanto profondo, di idee e di valori.

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