Libri

“Sfacelo”

61YxVdpV8bL._AC_UL320_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ogni volta che poggiava i talloni su un gradino aveva l’impressione che i muscoli volessero stracciarsi dalle ossa, le viscere colpivano come arieti contro le costole e il ventre, le ginocchia quasi cedevano sotto la massa che le schiacciava, e le membra cercavano di sfuggire al controllo della mente per riuscire a obbedire senza impedimenti alla forza che le sollecitava. Era certo che, se si fosse lasciato andare anche solo per un attimo, il suo corpo si sarebbe scisso in una miriade di biglie impazzite che sarebbero rotolate e rimbalzate senza posa, capitombolando fino al centro della Terra. François non si curava di quel che gli accadeva intorno, gli occhi e l’attenzione erano fissi sulla poltrona dove riposava l’ammalata. Percepiva la presenza di sagome confuse, udiva pianti, richiami e una moltitudine di respiri che si accavallavano. Ma ciò non gli impediva di continuare, imperterrito, a adempiere alla propria mansione di guida e freno. La corda lo opprimeva sui fianchi e lo spingeva verso il basso, tanto da costringerlo a gettare all’indietro tutto il proprio peso per proseguire. D’un tratto calpestò un oggetto cilindrico, probabilmente una bottiglia, che rotolò sotto il suo piede. Il giovane perse l’equilibrio e mancò due scalini. Rimase in piedi per miracolo ma Seita, trascinato dall’improvviso strappo della corda, travolse François, il quale scivolò a sua volta. Ruzzolarono tutti e due giù per la scalinata, e la poltrona schizzò via senza freni. François provò invano a riacciuffare le corde che gli erano passate tra le gambe. Tentò come poté di recuperare l’equilibrio, ma la poltrona era ormai lontana e, disperato, non poté far altro che seguirne la corsa impazzita in attesa dello schianto finale. Quel che udì, invece, riaccese le sue speranze: un tonfo, non troppo distante, e il grido di un uomo seguito da un’imprecazione. Spiccò un salto fino al pianerottolo successivo. Giunta alla curva del corrimano, la poltrona era ricaduta all’esterno, sulle scale, franando addosso a due uomini…

Sfacelo, René Barjavel, L’orma, traduzione di Claudia Romagnuolo e Anna Scalpelli. Ambientato in un’epoca che sembrava lontanissima nel momento in cui è stato dato per la prima volta alle stampe questo ottimo romanzo (del resto sembrava un remotissimo futuro anche il millenovecentoottantaquattro per Orwell a soli trentasei anni di distanza, e non dimentichiamo che Blade runner è ambientato nel novembre del duemiladiciannove…), ossia nel millenovecentoquarantatré, a guerra, e non è un caso, ancora in corso, eppure ci siamo quasi arrivati, racconta, con prosa immaginifica e tragicamente preconizzatrice, frutto della sopraffina vena di René Barjavel, scrittore, giornalista, dialoghista e sceneggiatore finanche per Duvivier, Verneuil, Boyer e Mastrocinque, di un’umanità che dipende totalmente dall’energia elettrica. Che però talvolta ha l’abitudine di venire a mancare senza avvisare, gettando tutti nel panico, nell’homo homini lupus, nella ricerca di un nuovo rapporto con la natura. Magnifico e profondo.

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