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“Cosa si nasconde dietro il bullismo”

unnamed.pngdi Gabriele Ottaviani

Ciò che rende ancor più complesso il quadro è il fatto che questa indeterminazione fondamentale sul piano dell’i­dentità sessuale (che è la struttura portante dell’identità tout court) dovrà definirsi ulteriormente nel rapporto conflittuale, disarmonico, con l’altro sesso. Dal lato maschile, la nostra cultura continua ad imporre la norma (implicita) secondo cui per “essere” uomo occorre “fare l’uomo”, e che per “fare l’uomo” si deve esibire la potenza maschile mettendola sot­to il segno dell’”avere” (mostrare i muscoli, le medaglie, e insomma tutto ciò che rientra nella immagine narcisistica della “erezione fallica”). La glorificazione della proprietà e del consumo ha radici antropologiche profonde, a monte dell’economia e della politica. Le sue origini sembrano ri­siedere nella comune associazione, all’interno delle culture patriarcali, tra virilità e possesso materiale, e gli uomini veri sono quelli che producono più di quanto non consumino1. Nel corso del tempo si è verificato però una trasformazione rispetto a questa immagine arcaica (patriarcale), passando dalla produzione per il bene degli altri al possesso materia­le per il proprio interesse personale. È facile capire come questa identificazione tra potenza sessuale virile e proprietà materiale, rafforzata dall’attuale sistema socio-economico che vede nel “toro” la potenza finanziaria, possa spingere gran parte dei giovani a non affrontare la loro processua­lità interiore ma ad esorcizzarla con la violenza verso l’al­tro, assumendo la posizione reattiva del bullo. Nonostante le criticità che destabilizzano l’identità simbolica maschile, continua a permanere ancora oggi una concezione della ma­scolinità fortemente gerarchica e competitiva nei rapporti tra gli uomini, allo stesso tempo oppressiva nei confronti delle donne.

Cosa si nasconde dietro il bullismo – Saggio sulla formazione complessa, Fabrizio Spagnol, Meltemi. Il bullismo c’è da sempre. Perché da sempre esiste la prepotenza. Il razzismo. La violenza. L’ostilità nei confronti del diverso. Di chi è più debole. Più fragile. Più insicuro. Più timido. Più dolce. Più impaurito dal futuro, dalla vita, dagli altri, più bisognoso di cura, di affetto, di attenzione. E probabilmente esisterà per sempre. Perché il più delle volte oltretutto i protervi la fanno franca. Ma non è questo un motivo per arrendersi. Anzi. A maggior ragione bisogna impegnarsi. Si deve cambiare. In primo luogo la mentalità. Perché parte tutto dalla testa. Dalla cultura. Dal suo mefitico opposto, l’ignoranza. Apprendere è l’unica risorsa, la sola salvezza. Sviluppare ciò che di bello c’è. Bulli e vittime sono legati a filo doppio, intervenendo nella società le spirali negative possono essere spezzate: Spagnol ci spiega come. Da non perdere.

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