Libri

“Il tocco del pianista”

Cover Mirt Komel. Il tocco del pianista.Carbonio Editore.pngdi Gabriele Ottaviani

Gabriel, invece, preferiva di gran lunga immergersi nella lettura di libri, così come gli capitavano tra le mani ‒ libri persi, libri abbandonati, libri di intrattenimento, che avrebbero dovuto farlo divertire senza compromettere la sua convalescenza: Mimo mene, Oltre me, annotazioni romanzesche di un surrealista contemporaneo (in realtà un sonnambulo che scriveva esclusivamente in stato di dormiveglia); ClichéCliché, un dozzinale romanzo erotico di una ninfomane dallo pseudonimo, non esattamente raffinato, di Clitorí; e, ultimo ma non meno importante, il più grande bestseller di tutti i tempi, la Bibbia del Vecchio e del Nuovo Testamento, edizione ridotta, nelle lingue originali, ebraico e greco (con ulteriori note dell’autore). Ma che fare se nessun libro, e in effetti, niente di niente poteva per lui essere un sostituto del pianoforte, così come la cicoria non può essere un sostituto per il caffè, i cerotti alla nicotina per le sigarette, la masturbazione per il sesso, il sesso per il cioccolato e il cioccolato per il caffè. Ovvero, allungando ancora di un passo l’analogia e tornando indietro ai libri: leggere Engels non può sostituire leggere Marx, e a sua volta leggere Marx non può sostituire leggere il buon vecchio Hegel. Fluì il tempo e fluttuò la civetta di Minerva, emblema di saggezza. Il Gabriel del quale parliamo adesso ‒ tornato più giovane di vent’anni ‒ stava già cominciando a vedere il proprio insolito disturbo musicale più chiaramente, come qualcosa che fosse cresciuto di pari passo con lui: sviluppatosi al pari di capelli, unghie, ossa o denti, concresciuto con lui stesso, con il suo corpo; tutto il suo essere era permeato di questo pulsare che scandiva il ritmo della sua esistenza. Se avessero rimosso chirurgicamente quell’inquietante elemento che, in seguito, lo avrebbe reso oggetto dell’interesse di tutta la professione medica, di lui sarebbe rimasto solo un corpo di morto non morto, che gradualmente si sarebbe impadronito del suo spirito, prosciugandolo in una lettera totalmente disanimata. Un tempo aveva incautamente cercato di liberarsi del suo disturbo, ma l’angoscia che lo aveva assalito gli aveva fatto provare sulla propria pelle quanto fosse incapace di vivere senza pianoforte…

Mirt Komel, classe millenovecentoottanta, filosofo, traduttore e scrittore sloveno (uno degli autori ospiti dell’edizione 2019 di Milano Book City, dove presenta il libro di cui si sta per parlare domenica diciassette di novembre al Magazzino Musica con Angelo Foletto (la Repubblica) e Alberto Chines al piano – Ore 16,30 – Via Soave, 3), docente di filosofia e letteratura al Dipartimento di culturologia della Facoltà di scienze sociali dell’Università di Lubiana, ricercatore alla Peace institute di Lubiana, co-fondatore e membro dell’International Hegelian Association Aufhebung, autore di numerosi saggi, imperniati anche sul tema del tatto, nevralgico in questo romanzo finalmente in Italia grazie a CarbonioIl tocco del pianista, di enorme successo quattro anni fa appena uscito, segnando il suo esordio letterario, in patria, più volte ristampato, selezionato per il premio Kersnik – per il quale ha ottenuto la nomination anche la successiva opera di Komel, un volume poliziesco-filosofico – e tradotto pure in tedesco e serbo-croato, ispiratore di dipinti e musiche, racconta con stile variegato, poliedrico e profondissimo una vicenda dai mille livelli di lettura e dalle molteplici chiavi d’interpretazione, anche per il gran numero di riferimenti di cui è intrisa. Si tratta della storia vibrante e non priva d’acutissima ironia di un giovane pianista, Gabriel, che nella New York di poco meno di cinquant’anni fa si trova bloccato in un letto d’ospedale, in un coma da cui riemerge ripercorrendo le fasi e gli incontri di maggior significato nella sua vita, agitata da un dissidio interiore perenne e bruciante che un lutto non fa che acuire. E un giorno scopre di aver perduto il controllo sul tatto: così… Monumentale.

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2 risposte a "“Il tocco del pianista”"

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