Libri

“L’epidemia sovranista”

Cattura.PNGdi Gabriele Ottaviani

Gli argomenti di Orbán sono evidentemente indirizzati soprattutto alla finanza internazionale e alla commissione di Bruxelles. Ma non sono nuovi e ricordano un periodo, agli inizi del Novecento, quando la più vivace intellighenzia europea lanciava i suoi strali contro un parlamentarismo mediocre e corrotto, mercante di voti, frequentemente esposto a scandali clamorosi e pronto a qualsiasi compromesso pur di conquistare e spartire il potere. Molti giovani che partirono entusiasticamente per il fronte nel 1914 o nel 1915 speravano che la guerra, come gridava il manifesto del Futurismo, sarebbe stata «l’igiene del mondo». Molti sindacalisti credevano, come Georges Sorel, che la violenza proletaria avrebbe purificato il mondo e conquistato il potere. Molti brillanti studenti delle migliori università europee, come i «cinque di Cambridge», credettero in Lenin e nel bolscevismo. L’idea di uno Stato etico e corporativo (vale a dire illiberale) piacque a Giovanni Gentile e a quelli fra i suoi studenti che sarebbero divenuti comunisti…

La società è sempre più rabbiosa, invidiosa, proterva, cattiva, xenofoba, omofoba, razzista, dimentica dell’illuminismo e del raziocinio, preoccupata solo del proprio particulare, per dirla con Guicciardini, non considerando che in questo modo mette a repentaglio, per non dire che letteralmente distrugge, ogni cosa: a Dresda si lancia l’allarme contro rigurgiti nazisti, in Italia si nega a degli studenti di visitare Auschwitz e si mette sotto scorta una signora quasi novantenne reduce dai lager. Come siamo arrivati a questo punto? Come si può ancora pensare nel duemiladiciannove ultraglobalizzato che abbia senso il rinserrarsi, anacronistico per antonomasia, nei propri risetretti, soprattutto dal punto di vista mentale, confini? Evidentemente si può: Sergio Romano, eccellente come sempre, lo spiega. In un volume fondamentale e lapidario. Per conoscere, riflettere, capire. Da non perdere. L’epidemia sovranista, Longanesi.

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