Libri

“La chiocciola sul pendio”

Cover STRUGACKIJ.La civetta cieca.Carbonio Editoredi Gabriele Ottaviani

E non era stato il tuo cuore a dettarti di diventare un esploratore della foresta, ma le circostanze avevano voluto così: stavi espiando la tua pena sulla roccia dov’è adesso il Direttorato, e non potevi fuggire da nessuna parte, se non nella foresta. Nella foresta non hai scritto articoli, non ci hai nemmeno pensato, piuttosto pensavi ad altri articoli che erano stati scritti prima di te e contro di te. E qui ti sei costruito una strada strategica, hai posato delle lastre di cemento, hai abbattuto tutti gli alberi a entrambi i lati della foresta, affinché dei bombardieri con otto motori, in caso di necessità, potessero atterrarvi. Pensavi che la foresta lo avrebbe sopportato? E così ti ha annegato in un posto asciutto. Però, dieci anni dopo, ti erigeranno un monumento e forse daranno il tuo nome a qualche bar, Da Gustav, e l’autista Asso vi andrà a bere il kefir e ad accarezzare le ragazzine scarmigliate del coro locale… Sembra che Asso avesse due precedenti penali, ma chissà perché non per i motivi che ci si sarebbe aspettati. La prima volta, era capitato in una colonia penale per il furto di valori postali; la seconda, per aver violato le regole del regime dei passaporti. Stojan, invece, è pulito. Non beve né kefir né altri tipi di bevande. Ama Alevtina, di un amore tenero e puro, così come nessuno aveva mai fatto. Quando verrà pubblicato il suo ventesimo articolo, chiederà la mano e il cuore di Alevtina, ma verrà respinto, nonostante i suoi articoli, nonostante le sue ampie spalle e il suo bel naso romano, perché Alevtina non sopporta gli schifiltosi: incomprensibilmente vede in loro (e non senza un fondamento) dei raffinati pervertiti. Stojan vive nella foresta dove, a differenza di Gustav, è arrivato di sua volontà e non si lamenta mai di niente, sebbene la foresta rappresenti per lui solo un’enorme discarica di materiali intonsi, buoni solo per scrivere quegli articoli che lo avrebbero esentato dal trattamento speciale… Ci si può stupire all’infinito che esistano uomini capaci di abituarsi alla foresta, e questi uomini sono la schiacciante maggioranza. Inizialmente, la foresta li attrae…

La chiocciola sul pendio, Arkadij Strugackij, Boris Strugackij, Carbonio, traduzione di Daniela Liberti, la prima dall’originale russo, grazie alla quale finalmente torna a fare splendida mostra di sé sugli scaffali della librerie italiane questo classico monumentale, travolgente, allegorico, simbolico, evocativo (sin dal titolo, formidabile), potente, destabilizzante e ferocissima critica al materialismo, alla mercificazione, alla spasmodica ricerca di prevaricazione ammantata di autoaffermazione e autodeterminazione, distopico, elegante, raffinato, caleidoscopico, un vero e proprio, con buona pace di chi sostiene che la prossima definizione sia ormai una mera iperbole svuotata di senso, capolavoro della seconda metà del ventesimo secolo che travalica i generi e che amalgama con maestria la filosofia alla fantascienza, che del resto è già di per sé una sperimentazione delle potenzialità del pensiero (oltretutto i sovietici sono stati lungamente, prima dello sbarco a stelle e strisce sulla luna, a lungo in vantaggio nella corsa verso lo spazio) e dell’azione. La storia è quella di due uomini, uno vive nel direttorato, organismo massiccio e ponderoso dalle assurde, bizantine, frustranti e burocratiche procedure (già dai tempi di Dostoevskij e Tolstoj la pletora di funzionari della madre Russia è oggetto di scherno e sbigottimento…), e vuole raggiungere la foresta, desolata terra di nessuno, l’altro è imprigionato nella foresta e vorrebbe tanto uscirne: e del resto, si sa, nulla è più umano del desiderare quel che non si possiede, reputandolo migliore. Ma… Imprescindibile.

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Una risposta a "“La chiocciola sul pendio”"

  1. Pingback: LA CHIOCCIOLA SUL PENDIO consigliato sul blog "Convenzionali"

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