Libri

“Nella camera oscura”

Faludi_piattodi Gabriele Ottaviani

Sul piatto dello stereo girava l’Oratorio di Natale di Bach o un suo equivalente. A Pasqua si partiva in pellegrinaggio per qualche chiesa cattolica – o greca ortodossa o russa ortodossa – dove aveva sentito dire che ci sarebbe stato un rito della Resurrezione di particolare magnificenza. Era affascinato dal “fasto” del clero, che sfilando esibiva la propria suprema autorità spirituale. Dopo la funzione, mentre i sacerdoti vestiti dei paramenti sacri passavano in processione tra i fedeli agitando gli incensieri, mio padre catturava tutta quella pompa magna con la videocamera. Il suo desiderio di immortalare i riti cristiani sulla pellicola veniva da lontano. Alcune settimane dopo aver ricevuto la cinepresa Pathé come regalo per il bar mitzvah, il giovane István era andato a Esztergom, sede tradizionale dell’arcivescovado cattolico, per “fare un film” dei fedeli che entravano nella più grande cattedrale (anzi edificio) di tutta l’Ungheria, la primaziale dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta in cielo. Mio padre non partecipò mai nemmeno a una funzione nell’unica sinagoga di Yorktown Heights. Un giorno del 1976, tuttavia, si recò nei suoi uffici per vedere se il giovane rabbino riuscisse a far desistere mia madre dalla richiesta di divorzio. “E sai che cosa mi disse?” chiese mio padre mentre guardavamo foto di cattedrali ungheresi sul suo computer. “Beeeee’, Mr Faludi,” diede un tono acuto alle parole del rabbino, “nel giudaismo moderno il divorzio è qualcosa che va preso in considerazione.”

Nella camera oscura, Susan Faludi, La nave di Teseo. Traduzione di Carlo Prosperi. Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Le domande che gli uomini si pongono, in fondo, sono sempre le stesse, quali che siano l’estrazione sociale, il ceto, il sesso, le preferenze sessuali, l’età, la religione, il livello culturale e via discorrendo: siamo golosi di vita, affamati di conoscenza, assetati d’amore, e il tema dell’identità è fondamentale, perché è la nostra definizione ontologica, che passa inevitabilmente per la relazione con gli altri, le nostre radici, i nostri genitori. Per la scrittrice e giornalista premio Pulitzer ventotto anni fa per un’inchiesta sui costi umani della finanza il padre è pressoché uno sconosciuto: d’un tratto scopre addirittura che si è sottoposto a un’operazione per diventare donna. Da qui prende le mosse la sua ricerca personalissima e universale del senso dell’esistere: da non perdere.

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