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“Rondò caprese”

cover500.jpgdi Gabriele Ottaviani

Andrea sbuffò. Perché aveva chiesto a quel ragazzone polacco che assomigliava tanto a Haendel di accompagnarlo? Tutti sapevano che Pavel era poco più che un gigolò, e lui non si faceva illusioni né sulle intenzioni del suo accompagnatore né sui suoi sentimenti. Pavel aveva accettato di accompagnarlo, nonostante si conoscessero da un paio di settimane, solo perché era attirato dall’idea di farsi una vacanza a Rio de Janeiro in un hotel di lusso, completamente spesato, e lui gli aveva chiesto di accompagnarlo solo perché si era lasciato guidare dal bisogno di avere qualcuno che gli scaldasse il letto e lo soddisfacesse all’occorrenza. Qualcuno con un fisico imponente, capelli biondi e possibilmente occhi scuri. Erano i vantaggi dell’essere un uomo benestante: potersi permettere qualche piccolo capriccio con qualcuno di davvero interessante. Solo che Pavel non era quel qualcuno. Al di là della somiglianza fisica, il polacco non aveva nulla in comune con Haendel, non ne possedeva neanche lontanamente la personalità. «Non voglio le coccole, Pavel.» Da dietro le sue spalle poteva immaginare l’espressione vagamente imbronciata, una posa nata da esigenze di un copione scritto per chissà quale attore, mentre quel cervello non esattamente brillante pensava a cosa dire in modo appropriato in una lingua che non gli apparteneva. «Lo vuoi un pompino? Dai, tesoro, se vieni qua ti faccio uno dei miei famosi pompini.» «Non voglio un pompino.» La risposta gli era uscita con una voce totalmente priva di emozione. Si sentiva come un automa che rispondeva a domande stupide. Dalla stanza provenne uno sbuffo offeso. «Come sarebbe a dire che non vuoi un pompino? Nessuno sa dire di no ai miei pompini. Dai, tesoro, vieni qui e vedrai che ti farò stare bene. Dopo andiamo in spiaggia a rilassarci. Sarà una bella vacanza, con tanto sole, tanto mare e tanto sesso.» Andrea si girò di scatto. Era a stretto contatto con Pavel da poco più di dodici ore e già non lo sopportava più. Non c’era niente di più frustrante che parlare con una persona e rendersi conto che mancava totalmente la comunicazione. «Senti, tesoro, non so che idea tu ti sia fatto circa questo viaggio, benché io sia stato piuttosto chiaro quando ti ho chiesto di accompagnarmi, ma questa non è una vacanza. Io sono qui per lavoro. Quindi: no. Non andremo in spiaggia a rilassarci, non prenderemo tanto sole e non ho nessuna intenzione di passare il mio tempo scopando come un riccio. Io oggi mi devo incontrare con Padre Paulo e con José Salvarez per parlare del loro progetto di creare una piccola scuola di musica e di liutai nella Favela da Rocinha.» Il ragazzone mantenne la posa imbronciata e Andrea ne apprezzò, se non altro, le doti attoriali. «E mentre tu parli con questi signori, io cosa faccio?» Alzò gli occhi al cielo: non era cattivo, ma mancava completamente di iniziativa. Beh, non proprio completamente, ma la sua iniziativa era sempre e solo ristretta al piano orizzontale. Del resto, per buona parte della sua vita era stato pagato per fare solo e soltanto quello.

Rondò caprese, Velia Rizzoli Benfenati, Triskell. Il testamento parla chiaro, Haendel deve tornare a Capri. È un uomo allo sbando, da tempo, e proprio lì, nella villa di famiglia, ritrova un prezioso tesoro, in merito al quale si confronta con Andrea, il suo più solido sostegno, amico da sempre nonché figlio della dama di compagnia della zia appena trapassata da cui Haendel ha ereditato. Haendel non sa che però Andrea non riesce a confessargli il fatto che da sempre lo ama non come un amico… Intenso, avvincente, affascinante, suggestivo. Da leggere.

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