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“Gli interessi in comune”

615TZfF0hIL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ottobre. Sono le otto e mezza. Suona la sveglia in camera di Federico Melani. Prima ancora che la mente si renda ben conto, un braccio esce da sotto le coperte e la spegne. Sono le undici. Il sole debole d’autunno che filtra dalla finestra sveglia di nuovo il Mella, che rimane sotto le coperte calde fino a mezzogiorno e quaranta. “Se mi muovo, ce la faccio a prendere il treno dell’una e ventotto,” pensa. Il Mella riesce ad alzarsi solo a mezzogiorno e cinquantotto, sicché gli tocca vestirsi di corsa con quel che trova, saltare la colazione, prendere lo zaino e avviarsi in bici verso la stazione. Un cannino in bagno, però, il tempo di farselo lo trova. Con quella botta brutta che ti cala addosso come una coltre tigliosa quando fumi al mattino senza aver preso il caffè, traversa Figline in macchina quasi senza aprire gli occhi, trova il parcheggio pieno zeppo, bestemmia tra sé, parcheggia in una strada lontana, si trascina a piedi verso la stazione, prende un treno al volo e sprofonda in un sedile. Per fortuna non c’è nessuno che conosco… Figlinesi bastardi, pensa. La mezz’ora passa veloce. Il Mella scende al binario sedici di Santa Maria Novella, si accende una sigaretta per placare la fame che gli sta montando addosso, poi ci ripensa, la butta e si infila al McDonald’s. Esce sazio e si pente di essere entrato perché se c’è una cosa che gli fa schifo è quel puzzo indefinibile e dolciastro che rimane sulle mani dopo che hai mangiato le pepite di pollo. Ripresosi dallo stono con un caffè, il Mella si fuma un’altra MS, fa un rutto di pollo unto e sale sull’autobus 17, direzione Anfiteatro…

Gli interessi in comune, Vanni Santoni, Laterza. Vorrebbero andarsene, ma non fanno altro che tornare, vorrebbero essere consapevoli, ma non fanno altro che stordirsi, vorrebbero la felicità ma non credono nemmeno al mero benessere, che in effetti non è altro che un’effimera patina fatta di nulla mescolato con niente, materia vacua, vuota, inconsistente, solo e soltanto apparenza, completamente priva di sentimento e di senso. Sono giovani, giovanissimi, è il millenovecentonovantacinque, sono ragazzi, fragili, belli, indomiti, pieni di vita e timorosi della morte, che evitano ma sfidano, sono un gruppo d’amici, ma quel fazzoletto di Toscana per loro è angusto, ma è la cosa che più somiglia al loro posto nel mondo, al trampolino di lancio per una vita futura che anelerebbero non fosse troppo agra, anche se non sperano granché che possa capitare qualcosa di realmente esaltante. Forse. A meno che… Vanni Santoni, con maestria estrema e credibilità rara, dipinge il ritratto rubizzo della giovinezza. Da leggere, rileggere e far leggere.

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3 risposte a "“Gli interessi in comune”"

  1. Pingback: Gli interessi in comune recensito da Gabriele Ottaviani ~ @editorilaterza | sarmizegetusa

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