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Ritratto di signore: Ralph Lauren

a540410bb7c18d4dddfc68746de97251.jpgdi Gabriele Ottaviani

È stato insignito della legion d’onore, il suo nome (d’arte, perché il cognome originale è diverso, ma del resto quando si arrivava a Ellis Island certi grumi di consonanti tipici degli idiomi slavi venivano sacrificati sull’altare del senso pratico degli inservienti dell’ufficio immigrazione/quarantena: la prova sono tutti i polacchi che d’improvviso si sono ritrovati a chiamarsi Miller o Smith…) è un brand di fama planetaria che fattura miliardi, conta numerosi e vincenti testimonial (finanche canini, come lo splendido amico a quattro zampe dell’atleta, modello, influencer e attivista gay Gus Kenworthy), che lo ha reso ricchissimo e per cui ha lavorato persino nel corso di Friends, iconica serie tv ormai vecchia di decenni ma sempre piacevolissima a vedersi, Rachel Green, interpretata da colei che dei sei “amici” ha fatto la miglior carriera, ossia – fa cinquant’anni quest’anno, così come la nuora di Spartacus, il premio Oscar Catherine Zeta Jones – Jennifer Aniston (nonostante su tutta la compagine spiccasse con ogni evidenza – e si nota ancor oggi – di diverse spanne in verità la bravura di Lisa Kudrow), e pensare che è nato nel Bronx da una famiglia di immigrati ebrei di origini bielorusse: è uno splendido ottuagenario – nonché un esempio paradigmatico del mito del self made man: è vero che era un’altra società, che permetteva e anzi incentivava l’ascensore sociale, e che comunque se gli USA e non, per dire, l’Italia sono la terra delle opportunità un motivo ci sarà, però… – Ralph Lauren. La sua società è quotata a Wall Street, ha migliaia di dipendenti, si occupa di biancheria per la casa, accessori, profumi ma soprattutto, naturalmente, abbigliamento. Se Lacoste prende le mosse, per ovvi motivi, dal tennis, Ralph Lauren si ispira allo stile classico e all’eleganza discreta del polo, ventottenne crea la sua etichetta, esordisce con una rivoluzionaria – un po’, mutatis mutandis, come Yves Saint Laurent che si ispira a Mondrian, con risultati formidabili – collezione di cravatte, in tutto e per tutto dissimili da quelle che sino ad allora si erano vedute in giro, e due anni dopo è il primo ad aprire una boutique per uomo nientedimeno che all’interno di Bloomingdale’s, a NYC: da lì in poi sono solo trionfi, per un hashtag che conta su Instagram oltre sette milioni di post. Che dire, la stoffa c’è, e si vede! Chapeau!

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