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“Le incredibili curiosità di Padova”

51n+Q3RrrvL.jpgdi Gabriele Ottaviani

Si mise a scarabocchiare disegni, buttare giù su carta idee, cercando di riportare il più possibile quello che aveva nella sua mente, quello che pensava potesse essere la soluzione migliore per risolvere il problema delle esondazioni, per liberare quello spazio, area paludosa, dal fango, per donare alla città un giardino dai tratti illuministici, in grado di accogliere i suoi cittadini per le passeggiate domenicali, di diventare uno dei luoghi simbolo di Padova. Deputato per secoli ad accogliere il mercato municipale, nonché spettacoli popolari e manifestazioni religiose, utilizzato in epoca romana per ospitare riunioni militari, versava in condizioni pessime, per via delle esondazioni del canale Alicorno, alimentato dal fiume Bacchiglione, che divennero sempre più frequenti. Una zona acquitrinosa, difficile, che fino a quel momento nessuno era stato in grado davvero di ristrutturare. A interrogarsi su come risolvere i problemi strutturali di quella che diverrà la piazza seconda per ampiezza solo alla Piazza Rossa di Mosca, Prato della Valle, un nobile veneziano: Andrea Memmo. Lui, un giorno del 1775, da poco nominato provveditore straordinario della città, meditò rispetto a quell’area che aveva davanti agli occhi, cercando di fissare su carta un’intuizione che cambiò il volto alla piazza: era convinto che alzare nel mezzo un’isoletta con la terra, cui far girare attorno il canale, potesse essere assai utile per evitarne gli allagamenti. Nei suoi disegni, tenendo conto che le vie che arrivavano su Prato della Valle lo rendevano quasi una figura triangolare, donò alla piazza una forma ovale, ellittica, amata dall’antico e dal moderno, come scriveva Don Vincenzo Radicchio, abate veneziano e segretario di Andrea Memmo; nella sua Descrizione dell’idea concepita da Andrea Memmo sul Prato della Valle, pubblicato a Roma nel 1786. Secondo Radicchio a ispirare Memmo ci sarebbe stata la forma dell’anfiteatro Flavio, del Colosseo. Un modello che venne leggermente alterato da chi lo andò a eseguire. Così ne scriveva in quei tempi, anche se non c’è certezza se proprio il Colosseo fosse alla base del progetto di Memmo, che, di sicuro, mirava a un’idea ancora più grande e bella rispetto al risultato che oggi si può ammirare. Prese forma la sua progettazione, lavorando man mano sui dettagli, avendo per altro, nel corso della sua permanenza patavina, un punto di osservazione privilegiato, visto che abitava nel Palazzo degli Angeli, le cui finestre si aprono proprio su quello che, dall’epoca alto-medievale, fu un grande invaso depresso e paludoso, libero da costruzioni, la cui gestione, fino a qualche anno prima, era esclusiva da parte dell’abate di Santa Giustina…

Le incredibili curiosità di Padova, Silvia Gorgi, Newton Compton. Per molti è soltanto la città del Santo, che non si chiamava poi nemmeno Antonio in verità, che era portoghese e di cui un originalissimo ritratto è stato dato qualche anno fa nel magnifico film O ornitólogo del pluripremiato regista lusitano João Pedro Rodrigues (O fantasma), passato anche dalla prestigiosissima cornice del festival della settima arte che da decenni si tiene tradizionalmente nell’assai bella Locarno, ma Padova, capoluogo veneto dalle innumerevoli suggestioni, è molto altro, e questo volume agilissimo e dotto lo racconta nel dettaglio. Da non perdere.

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