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“Consenso”

31LydUEr-aL._SX322_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mi condusse per un lungo corridoio pieno di porte allineate. C’era uno strano silenzio. Non riuscivo a capire dove fosse la festa. «Nessuna nudità. Non si toccano i genitali. Niente seghe, né pompini. Nada. Capito? Niente sborra. Non prendere meno di venti bigliettoni ogni dieci minuti, altrimenti le altre signore si arrabbieranno». Bussò a una delle porte e, mentre si apriva, disse: «Solo per assicurarmi che non facciate i furbi» a una coppia in una camera spoglia poco illuminata. L’uomo era insolitamente immobile, la donna alzò lo sguardo. Mi venne in mente la parola “trance”, e mi ricordai il mio punto di immobilità. «Devi tenere le porte aperte» mi disse. «Okay». Lo ripeté, enfatizzando ogni parola. «Le porte devono restare aperte». Annuii, ma lui mi fissò e basta. Non ero sicura di cosa volesse. «È stato molto chiaro» lo rassicurai. «Okay» disse. «Voglio solo che sia tutto a posto. È una bella festa. Sono un ingaggio facile». Mi mostrò dove fossero gli armadietti, e io riposi la borsa e mi rinfrescai. Non mi trovavo in uno spogliatoio come quello dalle scuole superiori. Metallo e cemento. Docce comuni. Mi preoccupai di essere la prima arrivata, insieme alla coppia all’ingresso. Sperai che la stanza della festa non fosse così fredda. Le doppie porte alla fine del corridoio si aprirono su un largo magazzino. Non era vuoto, ma nemmeno pieno. Del rock classico risuonava dagli altoparlanti, come aveva detto Mignolino, e qualcosa di quello spazio – i tavolini pieghevoli, le luci soffuse, la macchina del fumo – mi ricordò il ballo della scuola. Un buffet con cibi fatti in casa si estendeva su un set di tavoli di plastica bianchi. C’erano insalata di patate e stufato. Su un tavolo laterale c’erano sacchetti di batuffoli di cotone e bottiglie di amamelide.

Consenso, Saskia Vogel, Safarà, traduzione di Alice Intelisano. Echo è disorientata. Instabile. Senza punti di riferimento. La madre è fredda e non può contare sul suo affetto, il padre è addirittura disperso nell’oceano. È come anestetizzata, in completa paralisi emotiva. Così si lascia andare, allo sbando e alla deriva, perdendosi nell’esistenza altrettanto abulica e vacua di estranei inconsistenti. Poi un giorno incontra una dominatrice, e il precipizio verso l’abiezione si fa sempre più ripido. Intenso, potente, destabilizzante. Da leggere.

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