Libri

“Non era neanche il mio tipo”

Copertina_mio_tipo4di Gabriele Ottaviani

Alla fine ero arrivato vivo, anche se comunque gravemente ferito e convalescente, alla fine di marzo, pensavo mentre aspettavo il gruppo cosiddetto di Karpathos davanti al centro Appiani come mi pare lo chiamassero e meditavo sul motivo che impedisce agli architetti di qualsiasi livello, a partire da quelli di paese che costruiscono le piazze, neopeggio le chiamo perché ritengono di dover superare forse l’architettura razionalista già da tempo comunque evidentemente defunta, cercando di sostituirla con suggestioni che immaginavano postmoderne che si riducevano poi a mettere in cima all’edificio un frontone posticcio magari con un buco circolare o semicircolare in cima forse anche chissà volendo inserire reminescenze neobarocche da cui il nome che avevo dato io al fenomeno, ma anche questo qui del centro Appiani, che aveva ricavato da un insieme di edifici nuovi caratterizzati da un rosso che forse voleva non so ricordare le costruzioni di mattoni di secoli antichi una piazza da cui la vita era stata brillantemente espulsa lasciando spazio solo al suo incubo architetturale e per un caso fortuito proprio questa piazza qui era il luogo di incontro dato che anche le piazze metafisiche potevano oggi ospitare una pizzeria come questa nella quale poi abbiamo preso posto tutti insieme mostrandoci a vicenda…

Non era neanche il mio tipo, Carlo Longo, Clown Bianco. Che l’amore è tutto è tutto ciò che ne sappiamo. E quando lo si perde viene davvero voglia, anche se non si fa sera, anche se tra i capelli un po’ d’argento non li colora, di gridare, di rinnegare il cielo, di prendere a sassate tutti i sogni ancora in volo, di spezzare le ali del destino, sbattere la testa mille volte contro il muro, respirare forte il suo cuscino e compagnia cantante (è proprio il caso di dirlo…). È una sofferenza dell’anima, che si fa profondamente fisica. Mozza il fiato. Come un flusso di coscienza. Ed è proprio questo il torrenziale e fortunato espediente stilistico scelto da Longo per raccontare la vicenda di un uomo che svanisce e dopo un po’ di tempo invia al suo più caro amico, pregandolo di non cercarlo, il manoscritto, straziato ma ironico, come del resto sono le umane sorti, in cui racconta della donna che dopo anni di convivenza lo ha lasciato. E lui, che si sentiva superiore, ora avverte tutto il peso della propria inconsistenza. Da leggere.

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2 risposte a "“Non era neanche il mio tipo”"

  1. Carlo Longo ha detto:

    Buongiorno,
    La ringrazio per la recensione che ha voluto scrivere sul mio romanzo.
    Mi fa piacere anche il fatto che abbia colto, pur in poche righe, alcuni temi che speravo emergessero dalla lettura, in particolare la chiave dell’ironia. Buona giornata

    "Mi piace"

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