Libri

“Specchio delle mie brame”

unnameddi Gabriele Ottaviani

La vera difesa comincia, come abbiamo detto, con la compassione. La compassione, però, comporta un immaginario trasferimento nei panni degli altri, ed è questa capacità immaginativa, più equamente diretta, la chiave per una società migliore. Noi abbiamo amour propre, cioè abbiamo bisogno di riconoscimento e rispetto da parte degli altri; può capitare a tutti di essere insultati, offesi, sminuiti e umiliati. Ma un’immaginazione pienamente sviluppata ci permette di riconoscere che, come noi abbiamo il nostro amour propre, così ce l’hanno anche gli altri. È quindi irragionevole chiedere a loro di darci più di quanto diamo noi. È un’offesa all’uguaglianza e alla reciprocità. Ciò comporta che si chieda agli altri solo il riconoscimento e il rispetto che loro possono giustamente chiedere a noi. In questa dimensione, non ci sono piedestalli. In altri termini, se pensiamo “perché io valgo”, dobbiamo anche pensare “perché ogni individuo vale”.

Specchio delle mie brame – Pregi e difetti del narcisismo, Simon Blackburn, Carbonio. Traduzione di Alberto Cristofori. La nostra società è sempre, e a livello sempre più ampio, dall’ordine di grandezza particolare dei rapporti umani e interpersonali a quello generale della costruzione di un contesto politico nell’accezione più elevata ed estesa del lemma, più ostile, rabbiosa, cattiva, gelosa, invidiosa, arrivista, egoista, proterva, precaria, minacciosa, arrogante, superficiale, egoriferita, solipsista, nichilista. L’importante è apparire, la sostanza è per i perdenti, questo sembra essere il messaggio che passa, meno si vale e più si va avanti, più si millanta imbevendo di vuoto lo spazio meglio è. Al tempo stesso però c’è da dire che non si può amare nessun altro se prima non si ama sé medesimi, se non si è risolti, sicuri, convinti, consapevoli, in pace con le proprie inevitabili imperfezioni, manchevolezze, inadeguatezze. Non bisogna annullarsi, sminuirsi non è un favore per nessuno. Se qualcun altro sta meglio in nostra compagnia solo nei momenti in cui noi a vario titolo e in diversa misura ci mettiamo da parte bisogna rassegnarsi a guardare in faccia la realtà: il problema è suo, non nostro. Anche perché il mondo è pieno di persone che hanno ormai talmente distorto la realtà da avere la percezione di essere continuamente vittime, e per inciso di non si sa bene cosa: e non si tratta per giunta di semplici, ammesso e non concesso che l’attributo sia appropriato, manie di persecuzione, è qualcosa di più grave e perverso, nocivo, tossico. Dunque bisogna amarsi, essere un po’ epigoni di Narciso, specchiarsi e vedersi belli, ma senza esagerare: che pertanto, approfondendo, la vanità non sia solo qualcosa di negativo? Se non dobbiamo prevaricare, è altrettanto ingiusto consentire infatti che ci prevarichino, e d’altro canto pensiamo prima alla nostra trave che alle altrui pagliuzze… Il testo di Blackburn, filosofo del linguaggio e accademico, ora a Cambridge, è appassionante come un romanzo, godibilissimo, chiarissimo, mai didascalico, cattedratico, supponente: una delizia. Da non perdere.

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Una risposta a "“Specchio delle mie brame”"

  1. Pingback: SPECCHIO DELLE MIE BRAME di Blackburn sul blog "Convenzionali"

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