Libri

“Morgana”

9788804717119_0_221_0_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

Se chiedi alla gente cosa si ricorda, in molti saranno pronti a giurare che è stata Tonya a dare la bastonata sul ginocchio a Nancy, perché l’immagine da Eva contro Eva è così convincente da costringere la memoria a riscrivere la storia per renderla più aderente a ciò che in fondo tutti vorremmo avere il coraggio di fare: prendere a bastonate chi odiamo o ciò che rappresenta un ostacolo alla nostra felicità. Tonya, che effettivamente c’entrasse qualcosa con l’attentato a Nancy o no, aveva in fondo deciso che la rivalità che viveva non poteva accontentarsi di due piroette sul ghiaccio, ma diventava un fattore esistenziale, il nutrimento di un’anima che divora tutto quello che la attrae. Gli eventi che hanno portato al tentativo di “eliminazione fisica dell’avversario” sono il frutto di una buona dose di pazzia, ma anche di un coraggio ai limiti del selvaggio. Se i cattivi delle favole servono per combattere le paure, Tonya è la cattiva che ci serve. Perché i cattivi spostano le regole del consentito e spesso finiscono fuori dai margini, dritti nei burroni come Willy il Coyote, che progetta il male di Beep-Beep e finisce sempre per ottenere rovinosamente il proprio. È da quando siamo bambini che quando queste figure si schiantano al suolo ci sentiamo un po’ meno in colpa per aver tifato per loro. E possiamo, finalmente, volergli bene. Tonya Harding non è morta in un burrone, ma è come se l’avessero uccisa. Negli ultimi venticinque anni è stata la commentatrice di video di acrobazie mal riuscite per uno show televisivo, ha fatto la saldatrice, l’addetta alle vendite…

Morgana – Storie di ragazze che tua madre non approverebbe, Michela Murgia, Chiara Tagliaferri, Mondadori. Non c’è niente da fare, troppo spesso e malvolentieri siamo ancorati nell’immaginario collettivo allo stereotipo, che, fortissimo per definizione, non ammette deroghe: e quindi guai per una ragazza a essere dissimile da una creatura preraffaellita – se fosse bidimensionale, muta, stolida e senza personalità sarebbe ancora meglio – esclusivamente dedita al focolare, si attira subito contro ogni genere di strale. Diventa una tortura persino essere bella: perché è richiesto che lo sia sempre, ma se lo è davvero e vuole anche essere credibile e considerata qualcosa in più di un vacuo contenitore deve imbruttirsi. E allora si leverà tutto un coro di Però, è anche brava! Come se una cosa escludesse l’altra (e per inciso a noi uomini ciò non è mai richiesto): si pensi, nel cinema, tanto per fare un esempio, a Charlize Theron in Monster, o a Margot Robbie per la succitata I, Tonya, biopic ispirato dalla vicenda della pattinatrice americana Harding che, non rappresentando l’immagine pulitina, perfettina e rassicurante che la federazione voleva dare, ha avuto intorno terra bruciata nonostante sapesse fare evoluzioni che nessun’altra compiva ed è ricordata, con una sorta di riflesso pavloviano, come un’azzoppatrice di rivali, quando in realtà non è che le cose siano andate proprio in questa maniera. Si sa, non c’è nulla che deluda più dell’inatteso, della fiaba che ha un altro finale rispetto al quello che pubblico e immaginario collettivo, non si sa poi nemmeno bene perché, si sentono in diritto di esigere: e Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, che invece, giustamente, ritengono che il parere degli altri non abbia valore, o che quantomeno conti molto meno dei propri, se legittimi e non nocivi per alcuno, sogni d’autodeterminazione, ritraggono in questo libro ragazze bellissime, e niente affatto, vivaddio, rassicuranti. Ottimo e abbondante.

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