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“L’ultimo Carnevale”

91gj8TAU5PL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Carlo avverte di essere fuori posto, ha penetrato un talamo nuziale in cui sono nascosti segreti ai quali non è stato iniziato, e si sente in colpa. In silenzio ridiscende le scale, in fretta esce di nuovo all’aria aperta, nel campo sommerso la facciata di San Pantalon si specchia, in un mondo rovesciato pronto a scomparire al primo incresparsi dell’acqua. È strano, gli è sembrato di trascorrere in quella casa almeno due ore, e invece non sono passati nemmeno dieci minuti. Sono quasi le tre, e il cielo, fino a poco prima terso come un’alba in montagna, inizia a mostrare, attorno al sole in costante fuga verso occidente, un pallore lattiginoso che non lascia scampo a dubbi. «Ancora un’ora al massimo, poi salirà la nebbia» mormora la guida, quasi a voler riprendere contatto con la realtà. Deve sbrigarsi perché campo Santa Margherita è ormai a pochi passi, ma arrivare lì non vuol dire sapere dove andare a cercare Giobbe Sbrogio, e muoversi nel calìgo non è una prospettiva che gli sorride troppo, soprattutto alla luce del triste incontro appena avuto. Mentre supera il ponte per immettersi nella calle de la Chiesa che dà sul campo, Carlo avverte il peso della solitudine, nell’impresa in cui si è imbarcato. Già prima avrebbe dovuto avvertire dei suoi spostamenti la Centrale. Adesso, con la scoperta dei due cadaveri e delle tracce di Sbrogio, quel dovere è diventato un’impellente necessità. D’altra parte il ragazzo sente di dover qualcosa a quel fuggiasco, una sorta di onestà cavalleresca gli impedisce di sguinzagliare dietro a un ultraottantenne droni e guardiani. Sente, via via più distintamente, di avvertire una sorda ammirazione per quell’uomo, e un fascino ammaliante per quanto sta facendo, qualsiasi cosa stia facendo.

L’ultimo Carnevale, Paolo Malaguti, Solferino. Venezia, nell’anno del Signore duemilaottanta, non ha più residenti: dichiarata inagibile, è diventata la più stravagante e intrigante delle attrazioni turistiche italiane, Venice Park (agghiacciante già dal nome…), che, in quel diciannove di febbraio, martedì grasso, sta per divenire preda dei turisti che vogliono festeggiare in maschera come si conviene la fine del periodo, tardoinvernale, che precede la rituale astinenza quaresimale e che aspettano che albeggi per ammassarsi presso i tornelli. Ma esiste anche uno sparuto manipolo di cosiddetti Resistenti, che la vorrebbero veder tornare agli antichi splendori. Ci sono Michele e Sandro, guardiani lagunari, Carlo, guida appena promessa e già nei guai, Rebecca, pronta a tutto, anche all’illecito, per la sua città, e Giobbe, che ha perso tutto tranne una cosa, che può cambiare l’intero destino… Simbolico, potente, ammaliante. Come Venezia.

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