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“Testardo, come un frigorifero”

COPERTINA TESTARDO COME UN FRIGORIFEROdi Gabriele Ottaviani

Nei giorni successivi il mondo salutò l’ultima vita che quel maledetto terremoto aveva inghiottito. La stampa succhiò tutte le notizie, i racconti, le testimonianze di quegli operai ancora avviliti. Ernesto rimase stordito da quell’incredibile avventura. Quello che era successo lo aveva sbigottito, ma nel ricordare l’accaduto provava soprattutto una strana rabbia, forse la sensazione di non aver fatto tutto il possibile, o di non aver capito qualcosa, di aver vissuto quei momenti senza rendersene conto. Col passare del tempo la rabbia non diminuì ed il dubbio continuava a tormentarlo. Cosa era successo veramente?

Testardo, come un frigorifero, Marco Lozito, Edizioni Fogliodivia. Illustrazioni, bellissime, di Pompeo Colacicco. È una pessima consigliera, ma sembra essere l’unica costante nelle vite contemporanee: la fretta. Tutto si spreca, niente più si conserva, non vale la pena dedicarvi tempo, meglio cambiare, ossessionati dal nuovo che avanza, ogni cosa potrà pure essere illuminata, ma al massimo dalla luce del frigo, che si staglia, indispensabile, in tutte le cucine per tentare di rallentare l’ineluttabile processo di marcescenza. Ogni cosa scade, e velocemente, i rapporti umani, avariate avarie, sono da consumarsi preferibilmente entro il momento in cui diventino troppo profondi, o prima che chi si è sempre dato da fare per gli altri chieda un aiuto perché è in difficoltà, generando per tutta risposta nei circostanti approfittatori praterie desertiche come solo il riscaldamento globale sa tragicamente fare. Gianni e Zac, il suo amato cane, sono i protagonisti di questa allegorica, poliedrica, profondissima e magnifica commedia umana con tanto di sisma che dipinge vividamente l’alienazione dell’oggi: da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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