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“Un treno per Berlino”

81MStwCCN9L._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Una grande finestra la occupava in gran parte, per il resto era coperta da un arazzo che nella mia immaginazione rappresentava una scena da Le mille e una notte: una Sherazade narrante ai piedi di un Sultano estasiato. C’era, sul lato, una grossa poltrona in pelle con una lampada a stelo accanto che doveva servire per le letture serali e notturne. Stavo giusto osservando l’arazzo, quando la porta si aprì e il dottor Fuchs entrò nella stanza. Notai che era più magro dell’ultima volta che lo avevo visto, il viso era tirato e teso e gli occhi erano segnati da profonde ombre scure. Mi salutò, non perse molto tempo in convenevoli. Io chiesi di Hanne, mi rispose che non era in casa. L’agitazione stava di nuovo crescendo dentro di me quando Fuchs cominciò a parlare. Mi perdonerà la teatralità, ma riporterò il più fedelmente possibile il nostro colloquio, lo ritengo necessario. Fuchs cominciò il suo discorso con queste esatte parole, le ricordo come se fosse successo ieri. ’Forse durante questo nostro colloquio le dirò cose che lei già conosce, ma non essendone io al corrente ho necessità di essere preciso. Per questioni inerenti alla mia salute, ogni anno siamo usi, io e Hanne, trascorrere il mese di luglio nella nostra casa di Antibes, una cittadina sulla costa meridionale della Francia. Questo trasferimento, seppur breve, ha sempre creato qualche problema data la mia condizione, ma negli anni abbiamo costruito, mi passi il termine, una sorta di meccanismo, un’organizzazione vicina alla perfezione. Mi permetta di descrivergliela in breve, è necessario, mi creda. Nel mese di giugno, sarebbe dunque successo a breve, Hanne e Dora partivano per Antibes dove si fermavano per il tempo necessario, di solito una settimana, per arieggiare la casa e fare tutte quelle pulizie di cui i locali abitativi necessitano dopo un lungo periodo di chiusura. Io rimanevo qui, sarei stato solo d’impaccio. Frau Meyer, l’ha conosciuta, veniva quotidianamente ad aiutarmi…

Un treno per Berlino, Luca Granato, IoScrittore. La vita è fatta d’incontri e incroci, per lo più casuali: le cose, si sa, succedono quando meno ce le si aspetta, si mette una pietra sopra sull’amore ed ecco che quello bussa alla porta, si pensa che al lavoro tutto procederà sempre in un certo modo e invece accade l’esatto contrario, e così via. Su un treno, da Monaco a Berlino, una mattina come tante altre, si ritrovano vicini Cosimo, giovane colto e appassionato, che insegna italiano all’università, e Bertfried, anziano e malato, cresciuto nella Germania nazista degli Anni Trenta, correttore di bozze che voleva diventare giornalista, ha avuto un legame burrascoso col padre e poi un giorno ha incontrato Hanne, che però era già sposata, e nulla è stato più come prima. E… Si sa, è più facile confidarsi con gli sconosciuti, si crea la strana complicità senza giudizi dovuta all’assenza di confidenza e al fatto che non ci si incontrerà più: Luca Granato, con delicatezza elegante, racconta di un’autentica liberazione. Da leggere.

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