Libri

“Non serve nascondersi”

71yqYCpeqPL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Papà era andato in pensione presto. Presto si fa per dire. Aveva lavorato quarant’anni: dai quattordici ai cinquantaquattro.

Non serve nascondersi, Marco Proietti Mancini, Miraggi. Maledetti, La busta, Figlio mio, Insieme, Risvegli, Dondolo, Ma non ci sentite?, Al tramonto, Ciao pa’, Uomini di merda, Check Out, Il Natale di Antonio, Amanti a sorpresa, Se Ulisse e Penelope fossero stati romani: quattordici racconti di rara sensibilità, com’è del resto sempre la scrittura di Marco Proietti Mancini. Per chi lo conosce dalle sue precedenti opere, ma anche dall’assidua frequentazione, sempre garbata, brillante, intelligente, dei social network, che sono un mezzo, e dunque di per sé non sono né buoni né malvagi, dipende tutto, com’è lapalissiano, dall’uso che se ne fa e dall’atteggiamento col quale vi ci si approccia, non certo una sorpresa: Proietti Mancini conosce la tenerezza, e indaga l’animo umano con cura e rispetto. In questa pinacoteca di vividi ritratti il filo rosso che unisce le storie è la percezione dell’alterità, che in realtà, però, non è che un falso problema. Tutti infatti siamo diversi, gli uni dagli altri, ma ciò non ci rende né migliori né peggiori: ognuno ama, vive, pensa a suo modo, e non ha diritto di ritenersi superiore né deve ritenersi sbagliato, perché non c’è nulla d’errato nell’essere perbene, anche se il mondo sembra sempre premiare chi è più scaltro, furbo e imbroglione. Essere buoni, dunque, è la vera ribellione, con buona pace di chi ci vede il male e invece non sa cosa si perde. Da leggere, rileggere e far leggere.

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