arte, Intervista

Marcello Mariano, l’arte e l’immagine

Screenshot (185).pngdi Gabriele Ottaviani

Marcello Mariano è un giovane e versatile artista: Convenzionali lo intervista per voi.

Tu hai una formazione giuridica: da dove nasce la passione per la fotografia?

In verità la mia formazione giuridica è venuta dopo i miei primi passi nella fotografia: ho iniziato ad interessarmi alla fotografia grazie a mio nonno, Zdenek Vavra (https://www.imdb.com/name/nm0891357/), ed il percorso giuridico è quindi nato più come Piano B, nel caso il percorso artistico non dovesse funzionare. Ed infatti tutti i miei pregi artistici sono i miei difetti giuridici, tra cui l’imprecisione.

Cosa ti attrae della pop art e di Andy Warhol?

Principalmente l’idea di come si è posto alla persone. La sua presenza ha scardinato quell’aura snob, rovesciando quei salotti elitari e noiosi dei cultori d’arte, rendendo l’arte stessa popolare ed accessibile a tutti. Difatti io sono “contrario” alla storia dell’arte, perché penso che chi guarda un quadro, una foto, una scultura, debba sapere il minimo necessario: nome, percorso artistico, cosa vuole esprimere, e poi nozioni sulla corrente artistica. Tutte le informazioni eccessive vanno ad annoiare, spesso, chi si vuole appassionare senza avere le basi. Andando nel concreto, oggi, in bocca a molti esperti, parlare di arte porta alla noia alla persona meno ricca culturalmente, e Warhol ha fatto sì che questo percorso venisse saltato, per passare dall’artista al fruitore dell’opera: veloce, essenziale ed efficace.

Quali sono i tuoi fotografi preferiti?

Questa è una domanda alla quale non posso rispondere per due motivi:
1) la cultura fotografica è labile, ed ogni giorno si discute quanto il soggetto X sia artista o fotografo, e ci si addentrerebbe in un discorso infinito;

2) la mia preferenza cambia di giorno in giorno, un po’ come la musica per molti.
Ma andando a provare a dare una risposta, la mia visione preferita me la danno persone che non sono fotografe veramente: Storaro, Wes Anderson e Kubrick, ogni frame di un qualsiasi film diretto da loro è una fotografia eccellente.

Quali soggetti ami di più? E quali sono i più difficili?

Io amo due cose: il mio barattolo di zuppa Campbell’s, che mi porto sempre dietro, alla quale sto dedicando la mia vetrina Instagram, e non il mio sito, e le persone. Ma non mi trovo a mio agio con le modelle ed i modelli professionisti, perché io della persona amo conoscere tutto in maniera intima. Diciamo che amo fotografare gli inesperti nelle pose. Inoltre amo la mia città, Roma, e cerco sempre di cogliere la sua essenza.

Che cosa cerchi in una foto?

Questa domanda è molto estesa a mio avviso, perché in base ad ogni set che realizzo cerco una cosa diversa:
1) con Soup, decontestualizzo l’arte, con il barattolo di cui sopra;

2) con Life on Mars e Providence, tento di omaggiare la cultura Pop in maniera artigianale, come se fosse un collage o un film di serie Z degli anni ’60;

3) con il mio lavoro, fotografo di scena, tento l’approccio intimistico durante le scene, come se fosse un reportage;

4) con Souls, il mio lavoro di fotografia concettuale, cerco di mostrare la persona e i suoi segreti, le sue ansie e le sue paure.

Diciamo che per ogni lavoro mi reinvento, cambiando lo sguardo verso il soggetto.

Cosa rende una foto ‘sbagliata’?

Ah guarda, tante cose, ma dipende sempre dal contesto. Io odio quando non ci trovo degli equilibri o delle geometrie, che sono un po’ OCD sotto questo aspetto.

Tu sei per metà italiano e per metà ceco: quali sono le differenze più marcate fra i due paesi, e quali i punti di contatto?

La domanda è interessante, perché la mia tesi di laurea è stata incentrata sulla differenza fra i due paesi, dal punto di vista dei diritti inviolabili (spoiler: la Repubblica Ceca li garantisce in maniera uguale all’Italia). Dal punto di vista artistico mi pare, e lo dico con sommesso parere, sapendo di poter dire una castroneria, basata su quello che ho sentito e percepito, che in Repubblica Ceca ci sia più sensibilità verso l’arte da parte del governo e dei fruitori dell’arte stessa. Per dirla in maniera rozza, in Italia l’artista rischia molto di morire di fame, anche a causa delle sovvenzioni inesistenti (che partono dalla cultura e dagli studi, nonostante la voglia di sapere e di approfondire degli studenti) e del poco contributo, mentre in Repubblica Ceca sembra quasi di stare nel secolo scorso, dove l’artista può effettivamente essere artista.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare e chi o cosa invece non fotograferesti mai?

Oggi come oggi ho alcuni progettini: due che si ricollegano al movimento avant-pop, come Life on Mars e Providence, ed ho bisogno di molti modelli e cosplay, ma una cosa che vorrei fare è un reportage sul mondo BDSM, da un punto di vista diverso: non mi interessa mostrare tanto la corda, quanto il segno di essa sulla pelle, andando sui dettagli e basta, togliendo l’aspetto sessuale. Cosa non fotograferei mai? Seguo l’etica del fotografo, quindi non fotograferei i senzatetto, gli umiliati e i suicidi. A meno che non sia per un progetto di reportage. Allora lì fotograferei tutto, perché il reportage nasce per raccontare anche le realtà più nere.

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