Libri

“Comunque una storia d’amore”

617qZ9OfIPL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mentre si volta su un fianco, con la mano chiusa in un pugnetto vicino all’orecchio, le sembra che quella parola – ‘importante’ – trasformi il suo bel materasso in uno sgangherato, con le molle che possono sbucare dalla fodera da un momento all’altro. Certo non può presentarsi così com’è. Non s’è guardata allo specchio, ma lo sa com’è: sciupatina. Minimo deve farsi i capelli, depilarsi, darsi una sistemata generale, sì, insomma, tirarsi un po’ su. Ha bisogno almeno di mezza giornata. Sempre che prima riesca davvero a riposare. Non vuole altro. Ma le vengono in mente lo smalto da mettersi sulle unghie delle mani e dei piedi, il modo in cui si vestirà, il posto in cui si incontreranno. Per lo smalto trova subito la soluzione: quello rosso della Maybelline. Mi sta bene e a lui piace. Il vestiario la fa sospirare di più. La prima trovata – quella di mettersi una delle cosine che ha comprato in viaggio e di mostrarsi un po’ ‘etnica’ – la entusiasma esattamente per dieci secondi, poi quasi sobbalza pensando quanto sia prevedibile. No, orientale non se ne parla proprio. Domani ci penserà meglio, ma la turista per caso, buon dio, proprio no. Fortuna che se n’è accorta. Il dove però è il pensiero destinato a contrastare ancor più degli altri la sua fuga avvolta nella cappa del sonno. Sì, perché le fa immaginare come sarà rivederlo. Come farà a sostenere il suo sguardo e il discorso. Uh, il discorso!

Comunque una storia d’amore, Igor Cannonieri, Manni. Ovidio, Goethe, Foscolo, Choderlos de Laclos, Mary Shelley: chi più ne ha, più ne metta. Cos’hanno in comune questi autori fra loro così dissimili per ceto, censo, età, epoca, sesso, religione e via discorrendo? Probabilmente varie cose, nella fattispecie peculiare però l’aspetto che interessa è uno: la frequentazione della ricorrente e versatile modalità narrativa, benché il ritmo non sia diretto ma si ricavi dalla struttura stessa, che procede per giustapposizione, del romanzo epistolare. Con cui si confronta, e assai bene, anche Igor Cannonieri, esperto di filosofia moderna e contemporanea con una particolare predilezione – e grazie tante, visto che di genio si tratta… – per Derrida, linguista e primo teorico del decostruzionismo, ossia della demolizione dei luoghi comuni con cui ingrommiamo il nostro parlare, che con prosa raffinata e pluristratificata ci racconta l’esistenza di Grazia e Quirino, il sentimento che li unisce e la precarietà in cui, come tutti noi, sono loro malgrado immersi. Da leggere.

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