Libri

“I viaggi segreti di Carlo Rossmann”

unnamed (1)di Gabriele Ottaviani

Così ebbe inizio la nuova vita di Carlo. Lui, che la notte l’aveva sempre usata per dormire, o al massimo per leggere, si ritrovò alle undici di sera su un vecchio treno sferragliante delle Ferrovie Nord, diretto verso la grande città e verso il nuovo lavoro. Fuori dai finestrini sporchi, davanti ai suoi occhi stanchi, vedeva scivolare un intero mondo, fatto di buio e di luce, di gente addormentata e di gente sveglia che, nella sicurezza e nel calore delle case, si preparava alla tranquillità della notte e al riposo. Il treno, invece, era quasi deserto. I rari passeggeri se ne stavano affondati nei sedili, dormicchiando, o leggendo qualche rivista in silenzio. Nessuno aveva voglia di parlare. Nessuno aveva voglia di socializzare, a quell’ora. Anche Carlo se ne stava seduto con un libro in mano, ma con lo sguardo perso oltre il vetro del finestrino, a guardare paesi interi scivolare veloci davanti ai suoi occhi, con le loro strade deserte illuminate solo dalle pozze di luce dei lampioni, i negozi dalle serrande abbassate, e le imposte delle finestre serrate. E a pensare che, d’ora in avanti, la sua vita sarebbe stata al contrario: avrebbe vissuto quando gli altri dormivano, e dormito quando gli altri vivevano. Non che questo lo disturbasse molto, in realtà: in effetti, non era mai stato molto in simbiosi con il resto del mondo. A esserne disturbati sarebbero stati invece Rufus, che era abituato a dormire ogni notte nel letto con lui e a fare colazione alle cinque e trenta in punto, e la signorina Bertacchi, che avrebbe dovuto passare le nottate dei prossimi sei mesi appollaiata sul davanzale, per verificare l’ora del suo rientro a casa.

I viaggi segreti di Carlo Rossmann, Elena Corti, IoScrittore. Carlo è schivo. Riservato. Silenzioso. Timido. Pudico. Taciturno. Serio. Solitario. Vive con un gatto che adora. Non incontra mai nessuno, al massimo la dirimpettaia spiona. Lavora in un ente pubblico. Fa l’archivista. Passa ore in un seminterrato in mezzo ai faldoni. Lì si sente al sicuro. Ma un giorno viene licenziato. E inizia la sua personale odissea nella società d’oggi. Ipocrita. Ambigua. Precaria. Alienante. Spersonalizzante. Ma i viaggi che Elena Corti racconta, e che rappresentano a loro volta un percorso letterario valido e potente, sono anche brillanti, intelligenti, divertenti, interessanti, emozionanti. Una boccata d’aria fresca.

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