Intervista, Libri

“La libreria”: intervista a Marcello Duranti

71OlkS2DGAL._AC_UL436_di Gabriele Ottaviani

Marcello Duranti scrive La libreria: Convenzionali lo intervista con gioia per voi.

Qual è il valore della parola?

È un valore universale oltre che uno strumento terribilmente potente. Non è un caso che per la religione cristiana la Parola, il Verbo coincida con Cristo e quindi con Dio. Per altri è solo qualche manciata di geni in più nel genoma umano. Ma la parola non è solo ciò che differenzia l’uomo e la donna da ogni altro essere vivente: è anche la forza motrice della storia, in tutte le sue manifestazioni. Con la parola si smuovono le montagne, si causano guerre e altri disastri, ma anche si creano composizioni sublimi, opere straordinarie che costituiscono il bello dell’umanità. Questo è uno dei motivi per cui bisognerebbe fare un uso assai più attento delle parole. E soprattutto non pronunciarle quando non servono.

Qual è il ruolo della libertà nel nostro tempo?

Libertà è una delle parole abusate, insieme a democrazia, pace e altre ancora. Parole di cui si è perso il significato profondo perché per lo più usate a sproposito o addirittura con intenti mistificatori. Il colpo di grazia è venuto dalla rete, come traspare anche dal mio libro. La rete è libera, anzi è la manifestazione più convincente del concetto di libertà. Così si pensa comunemente. In realtà la rete è… una rete! È proprio quando si pensa di essere liberi lì, che ci si trova irrimediabilmente intrappolati. Non solo per la “dipendenza” che può generare, ma anche per l’assimilazione spesso involontaria dei contenuti, che per lo più hanno molto in comune con la spazzatura. La libertà, quella vera, va invece cercata, paradossalmente, nel rigore, nel rispetto delle regole e dei valori fondanti della convivenza civile, nell’attenzione a sé e agli altri. Sono questi elementi, solo apparentemente costrittivi, che consentono a chiunque di essere veramente libero.

Qual è lo scopo della letteratura?

Non credo di essere in grado di rispondere adeguatamente a una domanda così impegnativa. Mi viene da dire che la letteratura è il punto di incontro tra la propria vita, la vita del lettore intendo, e molte altre vite o esperienze umane, che dir si voglia.  E come tale è un formidabile strumento di conoscenza, di condivisione o, perché no, di rifiuto e negazione dell’altro o della realtà. In totale libertà di modi, pensieri, stili, per l’appunto.

Penso che Italo Calvino abbia affrontato questo tema a modo suo, ma come di consueto con lo stile mirabile e unico che lo contraddistingue, in “Se una notte d’inverno un viaggiatore”. Cercherei lì, semmai, una risposta più adeguata della mia.

In che relazione sono la verità e la menzogna nella nostra società?

Ancora una volta un tema che traspare nel mio libro. A voler ben guardare, il protagonista raggiunge la notorietà nell’ambito letterario semplicemente per aver apertamente dichiarato di aver commesso un plagio. È talmente rivoluzionaria la cosa, in un mondo in cui la bugia non è più distinguibile dal vero, da non passare inosservata. Ma la rete ha tempi rapidissimi: consuma tutto, anzi divora tutto, rimescolandolo. E in più non ha sostanza: così tutto diventa possibile. Anche il falso.

Nel mondo di oggi c’è equilibrio fra rumore e silenzio secondo lei?

Assolutamente no. Il rumore prevale e straborda. Impedisce il libero pensiero, la meditazione, il silenzio appunto, che ne è l’esatto contrario. E’ lì, in queste nicchie nascoste, che si trova ispirazione per una vita saggia e armoniosa. Invece mancando l’ispirazione, tutte le nostre esistenze tendono a essere per lo più dissennate.

Dov’è possibile ancora trovare la bellezza?

Viviamo in un mondo di grandi possibilità, ma che per qualche motivo l’uomo non sa cogliere in modo adeguato. E così anche ciò che potrebbe essere bello, facile e a portata di mano viene sporcato e imbarbarito. Penso ancora una volta alla rete: strumento potente di diffusione della conoscenza ridotto a diffondere insulti, minacce, fake news, porcherie. Non cercherei lì il bello. Personalmente lo trovo nella natura e nelle opere d’arte, soprattutto quelle classiche. La natura non ha bisogno di spiegazioni, è lì per farsi guardare. E così pure le opere d’arte, i prodotti più alti della mente umana. L’una e le altre trasmettono tutte serenità, bellezza, senso di appartenenza al mondo e all’umanità. Tutto questo è il bello.

Perché non possiamo fare a meno di cercare di conoscere?

Non sono certo il primo a dirlo e voci di giganti della letteratura, a partire da Omero passando per Dante, lo hanno affermato con forza. Ma proverei a esprimerlo così: conoscere aiuta a vivere. Se ci si abitua a chiedersi sempre il perché di ogni cosa, di ogni fenomeno o evento a cui siamo partecipi, non c’è la possibilità di annoiarsi e neppure di pensare a quanto vuota sia la vita, soprattutto se interpretata come mero accidente biologico.

Da dove nasce l’esigenza di questo libro?

Qualche anno fa ho compiuto quella che si potrebbe definire un’impresa (per lo meno se si considerano la mia età e la mia professione): ho percorso l’intero arco alpino da Trieste a Montecarlo a piedi e in solitaria. Lì è maturata l’idea di un diario, in cui ho spregiudicatamente inserito un episodio noir, ovviamente di pura fantasia. Una contaminazione di genere piuttosto azzardata, ma che ha reso, almeno lo spero, più godibile il diario di cammino di uno sconosciuto.

Lì, nei silenzi e nelle solitudini alpine sono nate anche altre idee, come quella della libreria incantata di questo romanzo e poi del mio successivo, La cordata. Una volta che il tutto era pensato non è stato né lungo né difficile mettere tutto su carta.

Perché scrive?

Ho letto molto da bambino. Verne, Salgari e altri autori per ragazzi e non. Così, anche se ho poco trattenuto per limitata memoria o più probabilmente per scarsa propensione all’approfondimento, ho acquisito dimestichezza con le parole. Non mi risulta difficile trovarle, soprattutto quando scrivo, che è un processo più lento del parlare e quindi più ponderato. A questo si aggiungono fantasia e curiosità, esercitate entrambe per decenni nella mia professione di ricercatore scientifico. Dunque a un’età piuttosto insolita ho sentito la necessità di cimentarmi con la narrativa. E ci ho preso gusto!

Che consiglio darebbe a un aspirante scrittore?

Io sono un aspirante scrittore e bisognoso di consigli! Benché nella mia vita abbia pubblicato parecchio in ambito scientifico, solo di recente, come ho detto, mi sono cimentato con la narrativa. Dunque sono un neofita che non si sente affatto in grado di dare consigli.

Che sensazione è essere nella longlist del Comisso?

Credo sarebbe stato più eccitante essere nella shortlist!

Il libro e il film del cuore, e perché.

Uno dei libri di Italo Calvino, come quello che ho già citato per esempio. Oppure “Ti con zero”. Il motivo? L’arte sublime di coniugare totale e assoluta padronanza della parola con alcuni dei più straordinari concetti e paradossi del mondo fisico e di quello biologico, portando la logica ed il ragionamento ai loro confini più estremi, là dove si trova il mistero.

Quanto al film, direi Amadeus di Milos Forman. Benché la trama non sia probabilmente fedele alla realtà storica, tutto il magnifico film è pervaso dallo stupefatto rancore dell’artigiano, Salieri, nei confronti del genio, Mozart. Con in più l’umiliante condizione di vedere la sublime creazione nascere da un individuo nel complesso rozzo e sgradevole. Una musica celeste che esce da sola dalla mente di un mostriciattolo. Si potrebbe dire che è il marchio del divino che ci portiamo dentro, ma che solo pochi riescono a far emergere. È qualcosa che ogni volta mi commuove.

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