Libri

“Parole fuori”

9788894268690di Gabriele Ottaviani

«Bella, bella favola… l’hai scritta tu?». «Sì. Ma cosa avete capito… alla fine di cosa parla la favola, la morale qual è?». «E’ una storia di amicizia…» dice una. «Lui vuole aiutarli, ma loro non lo capiscono…» continua un’altra. Io incalzo: «Parla del bene comune… nel senso che se ci si tiene a qualche cosa, tutti devono collaborare a curarla e a tenerla in salute…». Silenzi, mugugni, nessuna replica. Parlo di “cosa” comune, quando fuori da qui loro hanno messo in atto l’egoismo giustificandolo con la necessità e in carcere l’egoismo vissuto per la sopravvivenza mentale e fisica. Per vivere in comunità bisogna avere equilibrio, essere realisti e lucidi, dare e darsi fiducia. Chi le porterà su questa strada? Ha senso insegnare loro l’importanza del lavoro come organo di riscatto, se si dimentica di insegnare loro l’etica per tenerselo? Hanno bisogno di esser sostenute da una struttura psicologica, una forza sufficiente per rispettare delle regole imposte per esempio in un lavoro da dipendente, una fiducia in loro stesse e nelle loro possibilità che le faccia sentire pronte a imparare e non a sentirsi sottomesse. Continuo: «Mi sembra giusto a questo punto farvi due domande a cui risponderete per iscritto».

Parole fuori – Non fare come me, fai meglio di me, Isabella Misurelli, Fogliodivia. Solo chi cadde può dare altrui, scriveva Arturo Graf, l’edificante spettacolo del rialzarsi: e a questo serve, in un sistema che possa dirsi pienamente democratico, la pena detentiva. A riabilitare. A inserire nuovamente e senza pregiudizio alcuno, quando possibile, nel tessuto sociale, da cui è stato temporaneamente estromesso perché ha adottato un comportamento nocivo, chi ha sbagliato. Una volta pagato il giusto. E naturalmente la cultura ha un ruolo fondamentale. Perché è il primo veicolo per migliorarsi e per migliorare il mondo che ci circonda. Senza stare a scomodare Socrate, è però vero che sovente il male infatti si compie semplicemente per ignoranza del bene. E il discorso di base non è il mero, benché oltremodo significativo, va’ e non peccare più: è il sostrato d’una più grande speranza. Le donne detenute sono madri, mogli, figlie, sorelle, trattenute altrove, in un luogo diverso dal loro contesto normale, quotidiano: cosa significa tutto questo? Isabella Misurelli, sensibile e preparata,  ha operato nel carcere femminile di Trani, in Puglia, sviluppando assieme alle detenute un laboratorio di scrittura: che ha generato questo volume. Da leggere, rileggere, far leggere, per conoscere tasselli di umanità.

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