Libri

“La danza delle dita”

61My856LtpL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Lavorarono molto, quel giorno. Usarono il testo di Enrico come fosse l’indice di un libro formato da tutti i volumi disponibili sugli scaffali della biblioteca. Ogni volta si alzavano per approfondire prendendo monografie dedicate, opere specifiche. All’inizio il sistema funzionò piuttosto bene. I tre membri più attivi del gruppo sudavano per ricondurre le varie esperienze nei percorsi che cominciavano ad attraversare, orizzontali e verticali, lo schema quadrettato. Accumulavano nomi da incasellare nella griglia. L’equilibrio pareva reggere, i conti tornavano. Quello strumento concettuale per affettare il mondo dell’arte girava senza incepparsi finché i cinque non incrociavano qualcosa di nuovo che li costringeva a rivedere i canoni, a rimettere in discussione le categorie. Facevano delle soste ritrovandosi in giardino per parlare insieme a voce alta e decidere come muoversi, cosa cercare.

La danza delle dita, Walter Scarpi, Augh! Si legge d’un fiato ma si conserva intatto nell’anima come la persistenza del profumo delle cose più amate il libro di Scarpi, che dà voce alla più mordace e urgente delle ansie, quella legata al tempo che passa inesorabilmente, scorrendo in un unico e solo senso di marcia e generando la paura di non restare, non rimanere, non lasciare traccia di sé, sprecare o perdere il proprio talento, ammesso e non concesso che ne si abbia. Il tutto, naturalmente, viene amplificato nel caso di accadimenti imprevisti e tragici, e così cinque ragazzi, turbati dalla morte improvvisa di una loro compagna di studi, iniziano a indagare l’intera storia dell’arte alla ricerca di una nuova forma espressiva. E… Da leggere.

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