Libri

“Tutta colpa di Jack”

Jack_copertina4di Gabriele Ottaviani

A questo punto della storia dovrei raccontarvi della mia ultima sbandata amorosa degna di nota, chiudere il romanzo e salutarvi con un riconoscente “grazie per aver resistito fino alla fine”. Ma il disagio grondante dalle pagine appena passate è troppo per riuscir ad affrontare anche il mio ultimo capitolo amoroso. E come James Cameron ha alternato scene tragiche di persone che annegano e confidano nella Provvidenza per essere salvate, a scene più leggere come la bella Rose che cerca di non tranciare un braccio al suo innamorato con un’accetta più grande di lei, anche io faccio virare questa piccola barca traballante verso un porto più sicuro e meno imbarazzante. Correva l’anno del non mi ricordo più di preciso quando. Nei paraggi giravano ancora il Batterista e la sua musica anni ’70. A quindici anni si fa molto presto a mettersi insieme e poi a lasciarsi, ma è altrettanto semplice restare amici. Prima ci si deve augurare di morire almeno cento volte, e si devono perdere quei centotrenta chili smettendo di mangiare e facendosi digerire dal tormento leopardiano ma, tutto sommato, restare in buoni rapporti era assai facile. STOP.

Tutta colpa di Jack, Mara Munerati, Clown bianco. Alice ha trent’anni. Ora. Ma quando vede per la prima volta Jack ne ha dodici. Jack è Jack Dawson. Ossia Leonardo Di Caprio in Titanic. Il Via col vento di James Cameron, tecnicamente perfetto a parte la scrittura, esercizio di rara prosopopea che regge solo grazie al fatto che sono stati presi due attori meravigliosi (vi dice niente quel capolavoro di Revolutionary Road? O Buon compleanno Mr. Grape? O Carnage?) che hanno saputo dare corpo a due personaggi senza l’ombra di un approfondimento psicologico che sia uno, kolossal che ha fatto faville agli Oscar e che si è stagliato come un fatale iceberg nell’immaginario collettivo. Anche sentimentale. Un tempo si desiderava il Brando del Tram, l’essere più orribile della storia degli esseri orribili, ma dannatamente erotico, tanto che non si riesce a odiarlo del tutto, anche se sarebbe dovere morale farlo. Poi è arrivato Paul Newman. Poi Di Caprio. Con la sua faccia d’angelo. Si sa, del resto, l’archetipo del principe azzurro è duro a morire. Il problema è che la vita non è un film. Per fortuna. Ma anche purtroppo. Perché se il modello che ci si prefigge è irraggiungibile, non si potrà che essere delusi. Incontrerai sempre qualcuno che ti renderà infelice, un inciampo che ti farà ruzzolare sulla strada della tua commedia umana, della tua educazione sentimentale. Però Alice non s’arrende, e… Fresco, divertente, graziosissimo.

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