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Il silenzio di Veronika: intervista a Mariapia De Conto

il-silenzio-di-veronica_00di Gabriele Ottaviani

Mariapia De Conto è l’autrice del romanzo Il silenzio di Veronika: Convenzionali è felice di intervistarla.

Da quale esigenza nasce questo libro?

Mah, è sempre difficile capire perché una storia, quella storia e non un’altra, ti entra nella testa e non ti lascia più fino a quando per forza devi scriverla. Può essere un evento casuale, un ricordo, qualcosa che ti succede accanto. Nonostante io ami molto Berlino e ci vada spesso, e nonostante la storia del muro mi abbia sempre incuriosito, non mi era mai venuto in mente di scrivere un libro ambientato lì, finché all’improvviso una domenica mattina mi sono trovata a Boxhagener Platz e l’idea è partita.

Cosa rappresenta per lei il muro di Berlino?

Il Muro di Berlino, così come ogni altro muro pensato per dividere è, a mio avviso, un segno della follia umana. Un muro, una volta costruito, rimane per sempre anche quando viene abbattuto. Questo dovrebbe far riflettere. E tornando alla prima domanda, forse è proprio questo pensiero che mi ha dato la spinta a scrivere.

Che valore hanno la storia, la memoria, la politica, la testimonianza?

La Storia ha un grande valore, così come la Memoria. Dovrebbero metterci in condizione di non commettere più gli errori del passato. Purtroppo non è così. Ripensare al muro di Berlino, oggi, ci porta tristemente a constatare che la memoria è labile e la storia non insegna mai abbastanza. O almeno noi non vogliamo imparare.

Che messaggio vuole trasmettere ai suoi lettori?

Non saprei, non ho scritto con l’intento di trasmettere un messaggio. Se il lettore vorrà trovarne uno, potrebbe essere quello di riflettere sulle conseguenze che possono avere i propri gesti, i propri comportamenti, siano questi privati o pubblici. Ma è un po’ presuntuoso da parte mia credere che chi vuole riflettere su questo abbia bisogno di leggere il mio libro!

Che sensazione le dà essere nella longlist del Comisso?

Molto gratificante naturalmente! Anche se si rimane solo nella longlist.

Perché scrive?

Scrivere mi piace, mi è sempre piaciuto. Forse un bisogno che nasce da dentro per mettere ordine nei pensieri? Per cercare di fermare il tempo? Chissà!

Che consiglio darebbe a chi volesse mettere nero su bianco la storia che desidera raccontare?

Di leggere tanto. Anzi, di più.

Il libro e il film del cuore, e perché.

A questa domanda non posso rispondere, perché di libri e di film amati ce ne sono tantissimi, ma soprattutto è una lista che si arricchisce e cambia spesso, perché cambiamo noi e quello che consideravamo importante qualche anno fa, adesso magari non lo è più o perlomeno non con la stessa intensità.

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