Libri

“Il silenzio di Veronika”

il-silenzio-di-veronica_00.jpgdi Gabriele Ottaviani

E mentre pensava di richiudere la scatola, di buttare via tutto, di bruciare quelle maledette fotografie, ne riprendeva un’altra e rimaneva lì ad ammirare Veronika e la piccola Petra e a ripensare ai bei momenti della loro vita. E di nuovo ripiombava nel dolore lancinante della perdita. Quando le fotografie erano finite, allora sì aveva preso la decisione di non toccarle più. Per un attimo era persino stato tentato di buttare via anche la scatola, ma non ce l’aveva fatta. L’aveva nascosta sotto pile di vecchie riviste di cucito e di lavoro a maglia, anche quelle di Veronika, lasciate lì e dimenticate. Ho abbracciato mio padre per questo regalo. Prezioso. Per le fotografie. Per questo momento tra di noi. Prezioso soprattutto per la fatica che deve essergli costata. Ha tenuto tutto nascosto per anni, accumulando ricordi che non osava né vedere, né buttare. Fantasmi di questa casa. Reliquie di un inutile museo. Mi chiedo se mia madre si meriti davvero tutto questo. Se si è mai veramente resa conto di quanto sia stata amata. Meglio sarebbe se mio padre avesse venduto al mercato tutti questi ricordi. Ci avrebbe almeno guadagnato qualcosa. Le domeniche di Boxi brulicano di gente curiosa e nostalgica che si ferma davanti a cappotti e divise militari o scartabella tra cartoline e fotografie cercando chissà cosa. Stemmi, libri, riviste di cucito e di arredamento, vecchie lampade, tazze spaiate, pentole, bicchieri, piatti. C’è di tutto su quei banchetti. Norman e mio padre ne hanno raccolti così tanti di questi assurdi cimeli. Si sono inventati un lavoro per sopravvivere, entrando nelle cantine abbandonate e in quegli stessi appartamenti dove Susanne e io giocavamo alle signore. Ma per i ricordi profondi non c’è posto sulle bancarelle, neanche su quelle di Boxi. Non ti hanno svenduto, mamma. A te è garantito lo spazio privilegiato della fedeltà. E tu a noi, quale scaffale della memoria hai riservato?

Il silenzio di Veronika, Mariapia De Conto, Santi Quaranta. Nella longlist del prestigioso premio Comisso. Il muro, quello di Berlino, quello di cui restano retaggi, vestigia, eredità, monumenti, solchi, tracce, immagini, pezzi, quello che ha spezzato e messo in conflitto e a contatto per il tramite di un recinto cementizio e spinato di confine due visioni del mondo contrapposte, oramai non c’è più. E da tempo. Ma come se si trattasse di uno di quei cosiddetti arti fantasma, non cessa di farsi sentire, perché la soglia tra due diversi altrove che ognuno ha scavata nell’animo è davvero difficile da attraversare. È un veleno subdolo quello del silenzio di Veronika che Mariapia De Conto con mirabile sapienza descrive, in un romanzo corale che dimostra le grandi possibilità della letteratura e il potere del dialogo.

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Una risposta a "“Il silenzio di Veronika”"

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