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“Il capitano della torre di Galata”

il-capitano-della-torre-di-galata_00.jpgdi Gabriele Ottaviani

Varvara e Damad quasi non si curavano più di nascondersi al paese dove lei era “l’amante del turco” e lui “il mezzo greco”; e da quando la loro relazione si era palesata, Damad era soddisfatto di poter, la sera, salire spesso da lei senza la prudenza dei primi tempi quando vi accedeva a piedi, col buio, nascondendosi dietro ogni albero. Varvara, per suo conto, viveva benissimo indifferente ai pettegolezzi, lavorando un orticello, aspettando il suo uomo che spesso la sera passava da lei, in attesa del ritorno della bella stagione quando Astros si trasformava nel paradiso, pur se la temperatura somigliava a quella dell’inferno. Allora Damad si fermava a dormire quasi ogni notte e pensare al paradiso sembrava poco; nella loro intimità, dal terrazzo al modo turco, aggettato sul mare, appariva una bellezza impareggiabile, la luna prendeva colori e dimensioni sconosciute altrove e in quell’immensità, in quella natura senza eguali, soffiava un’aria fresca, profumata e benefica che, nelle ultime ore della notte, vinceva il caldo schiantante del giorno e finalmente addormentava uomini e animali; allora Varvara, poeticamente, diceva come ormai dormisse anche “la stirpe delle api”.

Il capitano della Torre di Galata, Cristiano Caracci, Santi Quaranta. Nella longlist del prestigioso premio Comisso. Si staglia con la sua mole nel panorama di Istanbul la torre genovese dalla quale, un tempo, quella che si palesava dinnanzi agli occhi dell’osservatore non poteva che essere, e il monumento ne era il simbolo, la sintesi e la quintessenza, la vista di una vita pacifica e serena, un neghittoso rimpianto, un retaggio affettuoso, una delicata nostalgia vagheggiata nel momento in cui, nel diciannovesimo secolo, il vento del nazionalismo, spirando impetuoso, mette a repentaglio ogni cosa. Dottore in giurisprudenza con la passione per la storia, in particolare per le vicende di Ragusa, o come vuole la dizione slava Dubrovnik, e dotato di grande capacità inventiva e narrativa, Caracci, dà alle stampe un romanzo che prende per mano il lettore e lo accompagna in un viaggio lirico, intimo, umano e sensuale.

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