Libri

“Fuenzalida”

fuenzalida_COVER_HDdi Gabriele Ottaviani

Tutti i presenti osservano il tipo della Fiat 125. Qualcuno sembra diffidare di lui. L’uomo della palestra gli domanda se è un parente del giovane investito, o un amico o qualcosa di simile, al che il tipo della Fiat 125 risponde in malo modo di no. L’uomo della palestra gli dice che sta per arrivare l’ambulanza, che il giovane è ferito e in stato d’incoscienza, che sarebbe meglio attendere i soccorsi. Il tipo della Fiat 125 celeste guarda l’uomo della palestra in silenzio, con un certo fastidio. È sul punto di rispondergli, quando ecco che Ríos stesso interrompe la scena. Il giovane ha ripreso conoscenza. Guarda con occhi smarriti e urla disperato il proprio nome. Sono Ricardo Ríos Sepúlveda, studio Ingegneria all’Università del Cile e sono stato torturato dagli uomini di Pinochet. Ríos mostra i suoi polsi fasciati mentre tutta la gente osserva impaurita. Sono Ricardo Ríos Sepúlveda, sono Ricardo Ríos Sepúlveda, sono Ricardo Ríos Sepúlveda. E mentre urla, il tipo della Fiat 125 celeste lo prende per il braccio e inizia a strattonarlo con forza cercando di azzittirlo e di farlo rialzare per trasportarlo fino alla sua auto. Non lasciate che mi portino via, avvisate la panetteria della mia famiglia a Curanilahue, sono Ricardo Ríos.

Fuenzalida, Nona Fernández, Gran vía, nella traduzione di Carlo Alberto Montalto. Scrittrice e sceneggiatrice cilena pluripremiata a livello nazionale e soprattutto internazionale la cui prosa originalissima, unica, inconfondibile e fluviale, composta di mille rivoli che tutti assieme concorrono a comporre un mosaico policromo, un coro dalle armoniose e distinguibili voci, una portata imponente, un tessuto raffinato e prezioso, Nona Fernández torna in libreria con un’opera lirica, intima, sperimentale, che affronta temi a lei molto cari, su tutti quelli della memoria e dei tiri mancini che essa gioca anche per autotutela, diluendo il dolore del ricordo con la dolcezza dell’immaginazione, ma anche il tema della perdita, dell’agnizione, dell’elaborazione del dolore, della crescita e della presa di coscienza: tutto inizia con una foto ritrovata per caso, in cui la protagonista presume di riconoscere il padre che non vede di fatto da sempre, un genitore sfuggente Fuenzalida, dal nome così estraneo e lontano, figura sempre più solida e di spessore, chiara, nitida, evocativa, potente e definita man mano che si procede con la narrazione. Come sempre, poi, l’acqua si fa sangue, e la storia individuale s’intreccia con quella del Cile, passato attraverso l’amorale abiezione delle torture della dittatura. Imprescindibile.

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