Libri

“Il buio a luci accese”

unnameddi Gabriele Ottaviani

Il rumore di uomini che piangono arriva da tutte le parti e si fa sempre più forte man mano che Andy e la sua guida avanzano, trotterellando a testa bassa per evitare di sbatterla contro il soffitto della galleria. Dopo aver camminato quasi un’ora, Andy vede apparire davanti a sé una luce arancione. Ben presto si trovano all’ingresso di un’ampia sala. Un migliaio di uomini se ne sta lì, in piedi o seduti, da soli o in capannelli e tutti piangono a modo loro, secernendo una sostanza argentea che cola ai loro piedi: una grande orchestra di sofferenza sincopata su se stessa. Andy calcola subito a mente che un sistema di pompaggio può gestire l’inondazione di lacrime.

Il buio a luci accese, David Hayden, Safarà, traduzione di Riccardo Duranti. Nato a Dublino, vissuto prima negli USA e in seguito nel cosiddetto nuovissimo continente, ossia l’Australia, e poi, ora, in pieno Regno Unito, a Norwich, località nella quale allo stato attuale le notizie che si hanno in merito a questo autore che si è già guadagnato apprezzamento e attenzione da parte del pubblico e della critica comunicano che si stia dedicando alla stesura del proprio primo romanzo, David Hayden, dalla voce narrativa squillante, stentorea e davvero sorprendente, destabilizzante, eccezionale, originalissima, tratteggia con enorme talento e matura abilità in questa raffinata antologia di racconti che procedono per ossimori la policromia inquietante della molteplicità dell’anima, dell’inconscio, del subconscio, dell’onirico, emblema e allegoria dello sconcerto dinnanzi alla realtà, spesso incomprensibile e crudele: squarciata la rete delle convenzioni, apre una finestra sull’oscurità, sconosciuta, inconoscibile, surreale, impossibile eppure non improbabile, tra vecchi condannati a esistere per sempre in un libro, minatori scossi da accessi di pianto strazianti, banchetti proibiti… Impeccabile: è un grave peccato perderlo, un uragano d’aria fresca.

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