Cinema

“La caduta dell’impero americano”

LA_CADUTA_DELL_IMPERO_AMERICANO_1-Cr_dit-Eduardo-Urrutia-1024x683.jpgdi Gabriele Ottaviani

In sala dal ventiquattro di aprile per la sempre meritoria Parthénos, La caduta dell’impero americano è il nuovo e ottimo film, ricco di suggestioni, tra Michael Moore, il Tom Ford di Nocturnal animals e certa raffinata filmografia per lo più francofona che d’abitudine inserisce con abile sapienza e senza inutile retorica retaggi filosofici nella narrazione della contemporaneità, rendendola alta e anche brillante, nonché tratto da una vicenda – e con rimandi a numerose ulteriori – realmente accaduta che davvero sembra confermare una volta di più l’adagio secondo il quale la realtà supera, tragicamente, la fantasia, e che al tempo stesso, prendendo le mosse appunto da un delitto, un omicidio in una boutique della bella Montréal, emblema e sintesi di lusso, eleganza e soprattutto apparenza, è lo spunto per meditare e fantasticare sugli abomini e le aberrazioni della nostra società sempre più violenta, invidiosa, crudele, rissosa, odiosa, miserabile, egoista, proterva, ipocrita, materialista, vacua, rabbiosa, spersonalizzante e umiliante, di Denys Arcand (Gina, Il declino dell’impero americano, Jésus de Montréal, La natura ambigua dell’amore, vero e proprio capolavoro à la Angels in America, Stardom, Le invasioni barbariche, L’età barbarica, Le règne de la beauté), grande e pluripremiato autore e cineasta canadese come sempre lucidissimo, solenne e icastico cantore del mondo che lo circonda e che, chirurgicamente, ritrae. Pierre-Paul, ormai più vicino ai quaranta che ai trenta, è dottore di ricerca in filosofia ma per vivere fa il fattorino: un giorno col suo furgone si ritrova sulla scena di una rapina finita male, che lascia sull’asfalto due morti e altrettanti borsoni pieni di soldi. Il dubbio dura un istante, Pierre-Paul cogitat, ergo est, ma i guai sono solo all’inizio… Con Maxim Roy, Vincent Leclerc, Remy Girard, Yan England, Alexandre Landry e molti altri. Bello sotto ogni aspetto, ben scritto, ben diretto, ben congegnato, ben confezionato, ben recitato dall’ampia, nota, affascinante, esperta e varia compagine di attori, politico nell’accezione più composita del termine e al tempo stesso efficacemente e schiettamente divertente, ricchissimo di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione. Da vedere senza indugio.

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