Libri

“L’ora di ricevimento”

614ohBpOjuL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«È una gran testa di cazzo! Quel coglione non ha voglia di fare nulla! Io, professore, alla sua età ero come lui, poi col servizio militare buummm mi sono messo la testa a posto. Noi una volta al mese giochiamo a calcio nella stessa squadra. Ci si incontra con degli amici e si sta assieme, due chiacchiere prima della partita e poi si va a mangiare una pizza e lui si comporta da leader, è nato per fare il leader, però non ha voglia di studiare. Tiene banco alle pizzate, racconta le furbate, è nato per fare il comico! Io glielo dico sempre che un pezzo di carta è sempre meglio di niente, ma a lui interessano soltanto le serate. È come me, identico! Professore io sono stato una gran testa di cazzo da giovane, non andavo mai a scuola, sa cosa vuol dire non andare mai a scuola? Poi a diciotto anni la botta, porco giuda, che botta in testa che mi sono preso! Il servizio militare raddrizza la schiena, glielo dico io! Lei, professore, lo ha fatto il servizio militare?». «Non esattamente» risposi, «ho fatto, però, la visita militare. E mi è bastata. Glielo assicuro». Quell’uomo quasi cinquantenne aveva le rughe della fatica da lavoro, gli avevano scavato le guance e il collo. Lo avevo già visto ad altri colloqui mattutini, si era fatto in quattro per trovargli anche un lavoretto estivo e il suo interesse era sincero. Mi aveva stretto la mano quasi fosse un addio il nostro. Era l’ultimo anno di scuola e suo figlio si sarebbe diplomato, dopo un paio di bocciature, era finalmente arrivato il primo traguardo.

L’ora di ricevimento, Gianluca Spitalieri, Aut aut edizioni. Poeta, palermitano, dottore di ricerca in Italianistica, docente a Bergamo di letteratura italiana e storia che ha lavorato anche a Malta, in Grecia, in Belgio e in Francia, Gianluca Spitaleri conosce la scuola, le sue problematiche, il ruolo che riveste nella società, specialmente in questi nostri tempi sempre più precari, materiali, materialisti, egoisti, rabbiosi, violenti, vacui, spreconi, volgari, incolti, malati, invidiosi, che emarginano, bullizzano, fanno sentire sbagliato chi, semplicemente, è, come del resto lo sono tutti, gli uni nei confronti degli altri, diverso, magari più fragile, più timido, più insicuro, più bisognoso d’affetto, d’amicizia, di comprensione: con una scrittura vivida come i colori della Vucciria di Guttuso l’autore emoziona, commuove e fa pensare. Impeccabile e imprescindibile.

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