Libri

“Lo stradone”

91GszYP6iLL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ho sempre cercato di immaginare la tortura…

Lo stradone, Francesco Pecoraro, Ponte alle grazie. Magnifico sin dall’illustrazione di copertina, di rara suggestione, ricca di riferimenti, livelli di lettura, chiavi d’interpretazione pure simboliche, valicando i confini dello spazio, del tempo e soprattutto del genere, per il tramite di una scrittura totale, ampia, densa, profonda, elegante, lirica, che ricorda, benché originalissima, certi passaggi di Zeichen e di Nucci, e che riesce a riprodurre sia il sublime che l’abietto con la stessa icastica e iconica forza rappresentativa, oltremodo vivida, il volume di Francesco Pecoraro è un disarmante e necessario ritratto del nostro tempo marcescente e marcio, della decadenza che come un rampicante avvelenato soffoca la bellezza attaccandosene alle carni un tempo turgide alla stessa stregua della veste mortale fatta recare come dono esiziale di nozze al nuovo amore di Giasone dall’ingiustamente ripudiata Medea. La nostra realtà è sempre più rabbiosa, violenta, invidiosa, meschina, cattiva, disperata, dalla crisi non ha saputo trarre opportunità, ha costruito nuovi muri, edificato nuovi fascismi. Eppure non c’è solo cupio dissolvi in questa prosa monumentale, c’è anche e soprattutto la consapevolezza delle basi da cui si deve ripartire: la storia, l’istruzione, l’umanità. Da non perdere.

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Una risposta a "“Lo stradone”"

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